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Fan-fiction – “I Fiori del Paradiso” – Capitolo XX: “Mahalo”

Siamo giunte all’ultimo capitolo della nostra Fan Fic!

Vogliamo dire ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

Potete trovarla anche sul sito  EFP  dove potete lasciare i vostri commenti, che siamo certe, la nostra amica gradirà!

Capitolo XX: ” Mahalo” 


Steve guidò fino a casa di Leilani, dove stavano trascorrendo il fine settimana, in un insolito silenzio; ormai Leilani lo conosceva abbastanza bene per poter dedurre, dalla sua espressione pensierosa, che stava meditando seriamente su qualcosa d’importante, e decise di lasciarlo riflettere in pace: poiché detestava essere distolta dalla proprie elucubrazioni, rispettava quelle altrui.
Una volta giunti a casa, mentre Leilani apriva la porta d’ingresso Steve uscì dal proprio silenzio con un commento forse banale, ma sicuramente sentito:
“Sono molto contento per Danny e Rachel.”
“Sì, anch’io”, dichiarò Leilani, entrando, “E anche che ci abbiano chiesto di essere i loro testimoni di nozze.”
“Già”, annuì Steve, entrando a sua volta e chiudendo a chiave, “Dovremo cominciare a pensare al regalo… Secondo te, che cosa farebbe loro più piacere, o più comodo?”
“Indagherò con Rachel”, rispose lei, togliendosi i sandali dal tacco alto, “Hm, devo metterci un cuscinetto di gel, mi fanno male i piedi…”
“Vuoi un massaggio?”
Steve era molto bravo coi massaggi, ma Leilani gli sorrise per rassicurarlo e scosse il capo in segno negativo:
“No, grazie, non è niente di che…Basta una doccia veloce.”
In camera da letto, Leilani si liberò rapidamente del vestito e lo appese nell’armadio, poi prese la sua corta camicia da notte e si diresse in bagno; mentre si spogliava a sua volta, Steve la covava con gli occhi, ma fece in modo che lei non se n’accorgesse. Era molto tempo ormai che rimuginava su una cosa, e sentiva che era venuto il tempo di dirgliela, ma ancora non sapeva come fare. Non era mai stato molto bravo con le parole: era un uomo d’azione, e come tale preferiva sempre di gran lunga i fatti.
Sentì lo scroscio dell’acqua della doccia, poi il cambiamento di tonalità mentre Leilani entrava nel box di vetro. Immaginò le gocce che scendevano a rivoli lungo il suo bel corpo nudo, ed il desiderio lo accese immediatamente. Non era solo desiderio fisico; con Leilani, non lo era mai. Oh sì, la componente carnale del loro rapporto era importante e molto calda, ma lo era in virtù del sentimento che li univa, semplicemente perché ne era l’espressione fisica.
Leilani, i capelli ritorti in uno stretto nodo e fermati con una pinza in cima alla testa per non bagnarli, aveva appena cominciato a risciacquarsi dalla schiuma del sapone all’olio di monoi che usava sempre, quando sentì dietro di sé la porta del box che si apriva; un attimo dopo Steve entrò nella doccia e le circondò la vita con le braccia, attirandosela al petto. Contro un gluteo, la donna percepì subito il suo turgore virile, prova del suo desiderio per lei, e le sfuggì un oh! tanto di sorpresa che di piacere e, perché no, di soddisfazione: la lusingava sapere di avere quell’effetto, su di lui. Del resto, lui ce l’aveva su di lei, e lo sapeva bene…
Steve chinò il capo e con le labbra le accarezzò il lato del collo, poi mordicchiò la tenera e sensibile pelle laddove s’incontrava con la spalla, ed infine vi passò la punta della lingua; frattanto, una delle sue mani le risalì l’addome fino a chiudersi a coppa su di un seno, dove con il pollice le vellicò il capezzolo già eretto in attesa di ricevere il suo tocco.
Leilani sospirò e lasciò cadere all’indietro la testa, esponendo ancor più il collo al sensuale assalto di Steve; come spesso le accadeva, le ginocchia le s’indebolirono al punto che dovette posare entrambe le mani contro la parete ricoperta di piastrelle verde mare per sostenersi. Il desiderio la sommerse come un’onda di marea e le accese un fuoco nel ventre, facendole emettere un basso lamento sospiroso.
Udendola reagire a quel modo alle sue appassionate attenzioni, Steve sentì il fiato mozzarsi in gola; la girò verso di sé e le tracciò un sentiero di baci ardenti lungo il collo e la mandibola fino a raggiungerle la bocca; ma invece di baciarla, si ritrasse e la guardò intensamente.
Leilani aprì gli occhi e lo scrutò a sua volta, lo sguardo offuscato; per un lungo momento, rimasero a fissarsi l’un l’altra mentre l’acqua calda scorreva sui loro corpi, riempiendo il box di vapore ed appannando i vetri. Dopo qualche istante, Leilani scorse negli occhi di Steve – in quel momento di un burrascoso blu talmente scuro da parere quasi nero – qualcosa di diverso, un’espressione che non gli aveva mai visto finora, e che la turbò; ma poi lui si piegò in avanti e le posò la bocca sulla bocca, baciandola profondamente con quell’esplosiva miscela di passione e di tenerezza che solo lui era capace di farle provare, e Leilani non riuscì più a pensare in modo razionale.
Steve la spinse con le spalle alla parete ed abbassò una mano a sfiorare il morbido accesso alla sua femminilità; lei sollevò una gamba, agganciandola dietro alla sua, ed emise un gemito che gli fece scorrere caldi brividi lungo la schiena. Poi dovette a sua volta di lanciare un gemito, quando sentì le dita di Leilani afferrarlo ed accarezzarlo audacemente.D’un tratto, Steve fu pervaso da un’inconsueta urgenza, tanto da indurlo ad interrompere i preliminari, in cui solitamente amava indugiare a lungo, per sollevarla contro la parete del box, posizionandola contro la propria erezione. Le piastrelle erano fredde, ma Leilani, d’un subito contagiata dalla smania di Steve, non se ne accorse nemmeno e rispose alla sua mossa circondandogli la vita con le gambe; nonostante la violenza del proprio desiderio, Steve aspettò di assicurarsi che a Leilani andasse bene quel che stava facendo, e solo dopo, quando lei gli fece un impercettibile cenno affermativo, si immerse in lei. Nel momento in cui i loro corpi infine si congiunsero, entrambi sospirarono di sollievo misto a piacere.Steve premette il viso nell’incavo tra il collo e la spalla di Leilani. Sentiva il sangue in fiamme; i suoi muscoli interni lo circondavano come un guanto, ma non era abbastanza. Niente con Leilani era mai abbastanza, per lui, voleva di più, sempre di più… e non lo intendeva in senso fisico. Lei gli faceva provare cose che non aveva mai provato con nessun’altra donna in vita sua, e quella sera era giunto ad una conclusione definitiva di cui voleva farla partecipe. Però al momento aveva altre intenzioni: era determinato a farla impazzire tanto quanto stava impazzendo lui. Cominciò a muoversi, lentamente; ma dopo pochi istanti soltanto, incapace di frenarsi, aumentò il ritmo. I suoni incoerenti che sentiva provenire da Leilani lo incoraggiarono a mantenere quel passo; scostò il viso dal suo collo e le baciò le labbra, più e più volte.Il piacere di Leilani saliva rapidamente, ogni movimento di Steve la portava sempre più vicina alla vetta; sentendo l’intensità crescere in lei fino ad un punto intollerabile, si staccò dalle labbra di Steve e, giunta al culmine, ansimò il suo nome, completamente senza fiato.Percepire gli spasmi che le scuotevano le viscere, udirla chiamare il suo nome, sapere di essere lui, proprio lui, il responsabile del suo piacere e della sua totale perdita di controllo, fu per Steve il più potente catalizzatore che avesse mai provato prima; con un gemito simile ad un singhiozzo, si lasciò travolgere dall’orgasmo.Per diversi minuti rimasero l’uno tra le braccia dell’altra, tremando per i postumi dello straordinario godimento fisico ed emotivo che li aveva rapiti e trasportati ben oltre la banalità della vita di tutti i giorni. Infine, Steve si scostò da Leilani per permetterle di riportare i piedi per terra. La sentì rabbrividire, e si accorse che l’acqua era diventata quasi fredda. Si affrettò a chiuderla, poi le sfiorò una guancia con le dita e la baciò gentilmente.Mia incantevole principessa…”, le mormorò sulle labbra.Mio sexy tenente comandante…”, gli sussurrò lei di rimando, sorridendo con aria sorniona. Steve sogghignò a quella descrizione, scuotendo il capo divertito, poi si allungò fuori della doccia e prese un grande asciugamano, che avvolse attorno a Leilani. Fece altrettanto per sé con un altro telo, ed infine uscirono dal box. La porta era rimasta aperta durante tutto il tempo, e l’acqua aveva abbondantemente innaffiato il pavimento. Accorgendosene, Steve assunse un’aria contrita:Mi spiace…”, cominciò, ma Leilani sbottò in una risata:Stai scherzando? Ne è valsa assolutamente la pena!”La candida spudoratezza di quella dichiarazione lo fece ridere a sua volta.Leilani prese un paio di salviette dall’armadietto e con esse, aiutata da Steve, asciugò la pozza d’acqua, poi le ammucchiò nel box, riservandosi di gettarle in lavatrice l’indomani. Poi usò brevemente il phon, dato che l’attività che aveva condiviso con Steve nella doccia aveva finito col bagnarle un poco i capelli, ed infine li raccolse in una treccia; a Steve piacevano sciolti ma, se non li intrecciava per dormire, il mattino dopo districarli era una vera tortura. S’infilò la camicia da notte e raggiunse Steve a letto.Con indosso soltanto i pantaloncini, lui la stava aspettando ancora perfettamente sveglio; come lei s’infilò sotto il lenzuolo, allungò un braccio per invitarla ad accoccolarsi al suo fianco, cosa che Leilani fece ben volentieri, posando la testa sulla sua spalla. Steve le baciò la sommità del capo, apprezzando la consistenza setosa dei suoi capelli contro le labbra. Sentì le dita di lei sfiorargli il petto in una carezza così colma di tenerezza che all’improvviso fu sopraffatto da ciò che provava.Sposami”, proruppe, senza preavviso. Leilani sbatté più volte le palpebre, incerta d’aver sentito bene, poi decise che le sue orecchie non la stavano ingannando e balzò a sedere come spinta da una molla; si voltò a guardarlo, gli occhi sgranati.Cosa…?!”, farfugliò. Steve si sollevò a sua volta a sedere; si rendeva conto d’essere stato troppo brusco, avrebbe dovuto preparare meglio il terreno, magari fare come Danny, comprare un anello, mettersi davanti a lei con un ginocchio a terra e chiederle di fargli l’onore di diventare sua moglie… Ma era stato vinto dall’intensità dei propri sentimenti e la richiesta gli era uscita di bocca praticamente senza che se n’accorgesse. Tuttavia, era proprio questo ciò che meditava di dirle da quando avevano lasciato la nuova casa dei Williams.Le prese le mani tra le sue.Ti sto chiedendo di sposarmi, Leilani Rivelli”, ripeté, poi si sforzò dirle cosa provava nella sua lingua natia, “Aloha no au la ‘oe, mau loa… E male ana ‘oe ia’u? I wahine na’u?Io ti amo veramente, per sempre… Vuoi sposarmi? Essere mia moglie?Leilani era assolutamente senza parole. Due mesi prima, Giovanni Esposito al Baci Bistro aveva complimentato Steve per la sua fidanzata ed in quell’occasione era rimasta perplessa dal fatto che lui non l’avesse corretto, ma poi aveva liquidato la faccenda come nulla d’importante, anche perché Steve non le aveva mai dato motivo di pensare che fosse il contrario. Poiché però conosceva ormai bene il suo uomo, sapeva perfettamente che lui non era il tipo da prendere simili decisioni senza averci prima ben riflettuto. Quindi era sicuramente da un po’ di tempo che ci stava pensando; almeno dalla cena al Baci Bistro, a quanto pareva. Ke ‘olu’olu?”, la sollecitò Steve in tono venato d’ansia. Le stava chiedendo per favoreAaah, ehm…”, farfugliò Leilani, “Questo è inaspettato, per me. Non so cosa dire…”, s’interruppe, di nuovo ingarbugliandosi nelle sue stesse parole, “No no no, scusa… In realtà so benissimo cosa rispondere, ma… la verità è che sono terrorizzata!”Rise nervosamente mentre Steve, a fronte dei suoi svarioni, aggrottava la fronte in un’espressione di completa perplessità. Allora Leilani prese un respiro profondo per calmarsi e ricominciò:Scusami, sto avendo un attimo di totale annebbiamento mentale. Mi occorre qualche istante per riprendermi…”, fece un altro respiro, poi un terzo, cercando di calmare il tumulto di pensieri che si era scatenato nel suo cervello, per non parlare del turbine di emozioni nel suo cuore, “Okay, intanto mi vuoi dire da quanto tempo ci stavi pensando?”, cercò di sapere, tentando di distrarre Steve mentre lei si riprendeva.Da un bel pezzo”, rispose lui, confermando i suoi sospetti, “Precisamente dal momento in cui sei scappata via da casa mia, il giorno in cui Catherine si è fatta viva con me”, vedendo che Leilani lo guardava senza capire, Steve si spiegò meglio, “In quel preciso momento ho realizzato che tu sei la donna della mia vita, tu e nessun’altra. Se ci ho messo così tanto a parlartene, è che fino ad allora non avevo mai preso in considerazione il matrimonio. Ritenevo che non facesse per me. Per non parlare del tipo di lavoro che facevo nei SEAL, sempre in giro per il mondo impegnato in missioni ad altissimo rischio… Adesso non è granché meglio, da questo punto di vista, ma almeno sono fisso in un posto. E poi tu conosci il mio lavoro, lo conosci bene, addirittura ne fai parte. Così ho cominciato a pensare che forse potevo farlo, potevo prendere in considerazione il matrimonio… con te”, fece una pausa; aveva parlato a lungo perché aveva perfettamente capito che lei aveva bisogno di tempo, ma ora la sua espressione gli diceva che era giunta al punto, “Hai detto che sai cosa rispondermi, ma che sei terrorizzata. Allora, ti prego, dimmi qual è la risposta e perché hai paura…”Leilani non aveva smesso un attimo di guardarlo negli occhi – quegli splendidi occhi cangianti che erano stati la prima cosa che aveva notato in lui e nei quali rischiava di annegare ogni volta che la fissavano in quel modo.Mi piace l’idea”, rispose sottovoce, “Mi piace moltissimo… ma allo stesso tempo mi atterrisce. Tuttavia… ricordi il giorno in cui ci siamo messi insieme?”Steve sorrise amorosamente:E come potrei dimenticarlo? Ogni momento è impresso nella mia mente in modo indelebile.”Lei ricambiò il suo sorriso, rincuorata.Quel giorno ci siamo detti che eravamo spaventati, ma disposti a correre il rischio, tu con me e io con te”, s’interruppe bruscamente, sentendo che d’un tratto le sue esitazioni erano svanite come nebbia al sole, “Ebbene, Steve McGarrett, lo confermo: se tu sei disposto a correre il rischio, lo sono anch’io, in barba alla paura.”Steve continuava a scrutarla negli occhi.È un sì?”, indagò, incerto d’aver correttamente interpretato la sua affermazione. La bocca di Leilani si curvò ulteriormente, accentuando il suo sorriso.Ae, Kepano”, confermò, usando la versione hawaiana del suo nome. Non l’aveva mai fatto prima, e la cosa lo sorprese e lo toccò profondamente. I suoi occhi si illuminarono, diventando di un brillante colore verde smeraldo; sollevò le mani di Leilani, che ancora stringeva tra le sue, fino alle labbra e le baciò, poi se le appoggiò al petto. Sotto le dita, Leilani poté sentire il battito del suo cuore.Mahalo”, mormorò Steve, in tono basso e zeppo d’emozione. Grazie. 
FINE
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Fan-fiction – “I Fiori del Paradiso” – parte 2 Capitolo XIX: “Una famiglia ricostituita”

Continua la nostra FanFiction che tanto appassiona le nostre fan!

Finalmente la seconda parte…ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

***  Capitolo XIX: ” Una famiglia ricostituita “***


Il mattino seguente, Danny arrivò in ufficio fischiettando e a passo quasi di danza.
“Siamo di buonumore, eh?”, lo canzonò Steve con un sorrisetto saputo, distogliendosi dall’osservazione di un grafico sullo schermo di uno dei televisori nella sala comune; Chin, che era con lui, si voltò a guardare il detective, incuriosito da quell’affermazione.
“Molto”, confermò Danny, sogghignando, “e non me lo farò rovinare dalle tue battutacce.”
Fece per sedersi alla propria scrivania, quando arrivarono Kono e Leilani, che si erano incontrate nel parcheggio dello Iolani Palace.
“Ciao ragazze!”, le salutò festosamente. La sua allegria provocò un risolino a Leilani, che ne immaginava la causa, mentre fece sollevare le sopracciglia all’ignara Kono.
“Che c’è, hai vinto alla lotteria?”, indagò la giovane poliziotta, ricambiando il suo contagioso sorriso.
“Meglio”, rispose Danny, “decisamente molto meglio: Rachel e io siamo tornati insieme.”
Steve e Leilani di scambiarono uno sguardo ridente, mentre Chin e Kono sgranavano gli occhi, colti assolutamente di sorpresa.
“Che cosa?!”, trasecolò Chin, “Ma… Come?”
Gli occhi di Danny brillarono al ricordo.
“Rachel ha sentito della sparatoria in TV, e credendo che l’agente ferito gravemente fossi io, si è precipitata in ospedale”, raccontò, “Quando ha scoperto che invece stavo bene, mi è saltata al collo e mi ha baciato…”
“Sì, proprio lì in mezzo a tutti”, confermò Steve sogghignando, “Li ho fotografati col cellulare…”
“Cos’hai fatto?!”, saltò su Danny, “Se lo posti su Facebook, ti sparo!”
Per tutta risposta alla finta minaccia dell’amico, Steve si mise a ridere di cuore.
“Gliel’ho chiesto io”, intervenne Leilani, ridendo a sua volta, “Mi sono lamentata che stavo perdendomi la scena, così Steve vi ha scattato una foto e me l’ha mandata… Eravate proprio belli come avevo sempre immaginato che sareste stati…”
Gli strizzò un occhio e Danny di colpo capì tutto.
“Tu lo sapevi, eh?”, la provocò, piantandosi le mani sui fianchi, “Sapevi che eravamo ancora innamorati, anche se non lo ammettevamo, e hai fatto di tutto per metterci l’idea in testa… Adesso mi spiego certi tuoi discorsi…!”, sbruffò in una risata, “Sei proprio un’intrigante, Leilani!”
“Sì, lo ammetto”, confermò candidamente la maga dei computer, “Voglio bene a tutti e due voi, e non sopportavo di vedervi infelici, così…”, si strinse nelle spalle, “Mi sono limitata a lanciare qualche pietruzza nello stagno e a vedere che effetto faceva…”
“Alla faccia della pietruzza!”, sogghignò Danny, “Hai svegliato il mostro di Loch Ness…”, s’interruppe, accorgendosi di star dicendo troppo, “Uhm, insomma, Rachel e io ci siamo rappacificati ed abbiamo deciso di rimetterci insieme.”
Gli altri quattro si scambiarono occhiate divertite: non c’era bisogno di essere dei grandi investigatori per immaginare il modo in cui quei due si erano rappacificati.
“Avrete bisogno di una casa più grande del tuo miniappartamento”, osservò Steve, acutamente.
“Sì, infatti ho intenzione di contattare qualche agenzia immobiliare, oggi”, confermò il detective.
“Non c’è bisogno”, dichiarò Leilani, “Oggidì si cerca casa su internet, ho fatto così anch’io. Dammi i parametri e ti farò un elenco di quanto trovo. Steve, posso approfittare del fatto che stamattina ho poco da fare con le mie incombenze?”
“Ma certo, fa’ pure”, approvò il capo della Five-0. Leilani guardò Danny in attesa di istruzioni.
“Ehm… se l’affitto non è troppo costoso, mi piacerebbe una casa singola”, dichiarò il poliziotto del New Jersey, “Tricamere, due bagni, posto per due auto…”
Leilani non fece commenti, né mosse un muscolo della faccia. Tricamere? Quei due avevano deciso di allargare la famiglia… Erano proprio partiti in quarta. Decise che, durante la pausa pranzo, avrebbe chiamato Rachel e si sarebbe fatta raccontare tutto per filo e per segno…
“Molto bene, mi metto subito alla ricerca”, disse, congedandosi con un cenno dal resto della squadra e dirigendosi nel proprio ufficio.

Un’ora dopo, mentre il programma di ricerca che aveva lanciato stava macinando migliaia di dati per produrre un elenco di abitazioni adatte, Leilani sentì il caratteristico cicalio del cellulare che le annunciava l’arrivo di un sms: era Rachel, che le chiedeva se potevano vedersi a pranzo. Leilani sorrise: chiaramente l’amica non vedeva l’ora di condividere con lei la propria gioia.
Se le circostanze lo permettevano, solitamente lei e Steve pranzavano assieme, ma Leilani pensò che per una volta poteva privilegiare l’amicizia, e lo stesso poteva fare Steve, andando a pranzo con Danny.
Fu così che, a mezzogiorno e un quarto, Leilani e Rachel si ritrovarono al Nico’s at Pier 38, un ristorante specializzato in pesce fresco sulla Nimitz Highway; poiché la pausa pranzo di Leilani non era molto lunga, un’ora appena, entrambe optarono per un veloce sandwich farcito con polpetta grigliata di ahi – il tonno delle Hawaii – accompagnato da salsa wasabi, pomodori e rucola, innaffiato da the freddo.
“Allora”, Leilani esortò sorridendo Rachel, “scommetto che stai scoppiando dalla voglia di raccontarmi di te e di Danny…”
“Mi conosci ormai bene, eh?”, ridacchiò l’altra, “Immagino che Danny abbia già spifferato tutto, in ufficio…”
“Non è entrato nei particolari, dopotutto è un vero gentiluomo”, puntualizzò l’amica, “Ci ha solo detto che ti sei precipitata all’ospedale pensando che fosse ferito gravemente e che quando hai visto che invece stava bene gli sei saltata al collo… Credere di essere sul punto di perderlo ti deve aver chiarito i tuoi sentimenti per lui, dico bene?”
“Esatto”, ammise Rachel, prendendo un sorso di the, “Ho pianto per tutto il tragitto da casa all’ospedale, non so nemmeno come sono riuscita a guidare, non ci vedevo quasi per niente… E mentre guidavo, ho finalmente realizzato che non ho mai smesso di amarlo, così ho giurato a me stessa che, se il destino non me lo portava via, avrei fatto di tutto per tornare con lui. Quando ho visto Steve nella sala d’attesa, ho pensato che fosse davvero molto grave e per poco non sono crollata, ma per fortuna Steve mi ha subito detto che le cose stavano diversamente. Poi, quando è arrivato Danny, sano e salvo, ho perso la testa e gli sono corsa tra le braccia…”
“Ho visto”, sogghignò Leilani, “Steve vi ha scattato una foto su mia richiesta e me l’ha mandata. L’ho scaricata sul cellulare, vuoi vederla?”
Rachel annuì, così l’altra tirò fuori dalla borsetta il suo iPhone e gliela mostrò. Si vedeva chiaramente che si stavano baciando proprio con tutti i crismi, alla francese.
“Santo cielo, non mi ero resa conto di aver dato tanto spettacolo…”, borbottò Rachel, le gote macchiate di rosso. Leilani rise del suo imbarazzo:
“Eravate bellissimi, non c’è proprio niente di cui vergognarsi”, la consolò, “Vuoi che te la mandi per mms?”
“Sì, grazie.”
“Intanto prosegui il racconto, sto morendo di curiosità!”, la pregò l’amica.
“Oh, beh, non c’è molto altro da aggiungere… Gli ho chiesto di portarmi a casa, a casa sua, e devo dire che non l’ho mai visto guidare in modo tanto spericolato…”, s’interruppe alla risatina di Leilani per ridacchiare a sua volta, “Poi, una volta arrivati, siamo finiti dritti a letto. È stato incredibile, perfino meglio della prima volta, ero così presa che sono bastati due minuti e pam!, sono bella che partita.”
A momenti Leilani si strozzò col boccone che stava inghiottendo.
“Caspita!”, ansimò, bevendo un sorso, “Dev’essere stato esplosivo!”
“L’hai detto”, confermò Rachel, sottovoce, “Non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello emotivo. Soprattutto da quello emotivo… A momenti mi mettevo a piangere dalla gioia. Cielo, quanto sono stata stupida… Non avrei mai dovuto lasciarlo.”
“Avevi i tuoi motivi”, le rammentò Leilani, tornando seria, “E a proposito di quei motivi, adesso come la pensi?”
“Starò in ansia né più né meno di prima”, rispose l’altra donna, altrettanto seriamente, “ma stavolta lo accetterò. Meglio l’ansia con lui, che una finta serenità senza di lui.”
“Allora non gli chiederai di cambiare lavoro?”
“No. È parte di lui, di ciò che lo rende quello che è, e quindi parte di quanto amo di lui, anche se non mi piace.”
Leilani annuì: volente o nolente, anche lei stava in ansia per Steve – e, anche se in misura minore, per tutti gli altri membri della squadra – ogni volta che andavano in missione, ma era una cosa che aveva sempre fatto parte del suo lavoro, anche con i colleghi di Los Angeles, ai quali era affezionata tanto quanto a quelli attuali. Finora era stata fortunata, non aveva mai perso un collega di cui aveva la responsabilità, ma era capitato ad altri, ed aveva visto come potesse essere un’esperienza devastante. Pregava ogni giorno affinché non succedesse mai.
“Hai fegato, Rachel”, affermò.
“Sì, lo so”, rispose l’amica, senza alcuna presunzione, “ma per un certo periodo me ne ero dimenticata.”
Leilani le sorrise:
“L’importante è che alla fine te ne sei ricordata.”
Ci fu una pausa nella loro conversazione, mentre entrambe si concentravano sul sandwich.
“E Grace, come ha preso la notizia?”, domandò Leilani.
“Ha fatto le capriole. Letteralmente!”, rise Rachel, “Ha detto che non vede l’ora di tornare ad abitare con tutti e due i genitori. Ci vorrà un po’, ma Danny mi ha detto che avrebbe cominciato subito a cercar casa.”
“Lo sto aiutando io”, le rivelò Leilani, “Ho trovato casa per me, e tramite gli stessi canali internet gli ho fatto un elenco di possibili abitazioni. Stasera lo guarderete insieme, poi magari già domani comincerete ad andare a vederle, basta una telefonata alle varie agenzie preposte. Ho fatto così anch’io.”
Rachel le lanciò un’occhiata di gratitudine:
“Grazie, è molto carino da parte tua aiutarci. Come Grace, non vedo l’ora di tornare ad essere una famiglia con Danny”, il suo sguardo si addolcì, “Anzi, abbiamo deciso di allargarla, la famiglia.”
Leilani sorrise apertamente:
“L’ho capito quando Danny mi ha chiesto di cercare un tricamere…”

Frattanto, Steve e Danny erano a pranzo in uno dei tanti chioschi sul lungomare di Waikiki, alle prese l’uno con un hot dog alla senape, l’altro con un doppio cheeseburger.
“Fame, eh?”, Steve canzonò l’amico. Danny inghiottì il boccone ed annuì:
“Far pace con una donna può essere molto impegnativo”, ridacchiò.
“Ne so qualcosa”, ribatté l’ex SEAL, ripensando al giorno in cui aveva rischiato di perdere Leilani a causa di Catherine, “Impegnativo, ma meraviglioso.”
“Lo puoi dir forte”, confermò il detective, assumendo un’espressione trasognata, “Non avevo mai osato sperare di avere una seconda chance con Rachel, di avere la possibilità di ricostituire la mia famiglia… Sarò eternamente grato a Leilani per quello che ha fatto per noi”, guardò l’amico negli occhi, improvvisamente serio,“È una donna straordinaria, e le voglio molto bene. Non te l’ho mai detto finora, ma se tu dovessi farla soffrire, dovrai vedertela con me.”
Steve annuì con altrettanta serietà:
“Anche Leilani ti vuole bene, e sono contento che abbia in te un amico tanto devoto”, dichiarò, sostenendo fermamente il suo sguardo, “E se mai io dovessi farla soffrire, sei autorizzato a riempirmi di botte.”
“Guarda che ti prendo in parola.”
“Non mi aspetto niente di meno, da te.”
Danny assentì lentamente, poi tornò all’attacco del suo cheeseburger. Steve invece posò il suo hot dog sul piatto.
“A proposito di far soffrire qualcuno…”, cominciò, e quando gli occhi azzurri di Danny si furono nuovamente messi a fuoco su di lui proseguì, “Sappiamo entrambi, e tu meglio di me, che un rapporto a lungo termine non può essere sempre rose e viole. Potrà quindi capitare, in futuro, che tu e Rachel litigherete, qualche volta. E quando si litiga, a volte si dicono cose di cui poi ci si pente. Ma c’è una cosa in particolare che non dovrai mai fare, in questi casi, anche se tu fossi al colmo dell’esasperazione, così arrabbiato che vorresti spaccare tutto…”
Il detective lo stava ascoltando con molta attenzione.
“E quale sarebbe, questa cosa?”, volle sapere, aggrottando la fronte.
Steve si rendeva conto che era un argomento scottante, ma non c’era un modo per dirlo con delicatezza, per cui si risolse a parlare nella maniera franca e diretta che gli era abituale:
“Non rinfacciare mai a Rachel la sua storia con Stan.”
Danny appoggiò di colpo il panino sul piatto, all’improvviso mortalmente serio. Aprì bocca per ribattere indignato che mai e poi mai avrebbe fatto una cosa del genere; poi la richiuse per riflettere meglio sulla faccenda.
“Non lo farò”, disse infine, “dovessi mordermi la lingua a sangue. Rachel non merita un trattamento simile; inoltre sarebbe spregevole e meschino, e mi rifiuto di essere così, perfino nei miei momenti peggiori. Grazie per avermelo fatto presente, amico”, concluse.
“Non c’è di che, vecchio mio”, rispose Steve, riprendendo il panino, “A dire il vero, ritenevo che tu fossi un uomo abbastanza intelligente per arrivarci da solo, ma non volevo correre rischi e ho preferito parlartene in modo esplicito. Perché a volte anche gli uomini intelligenti commettono errori…”
Danny annuì: era perfettamente d’accordo, ed era estremamente grato a Steve per aver sollevato l’argomento: lui non ci aveva ancora pensato a fondo, perché era tuttora alquanto confuso al riguardo, e stordito dalla ritrovata felicità con Rachel. Ma adesso, grazie all’amico migliore che avesse mai avuto in vita sua, aveva le idee ben chiare.

Tre giorni dopo, i medici sciolsero la prognosi di Norman Kaluana, l’agente rimasto gravemente ferito nella sparatoria con i trafficanti d’armi, dichiarandolo fuori pericolo, ed i membri della Five-0 furono felici di apprenderlo: lavoravano spesso con la SWAT e tra le due squadre speciali si era instaurato in clima di fiducia e di rispetto reciproci. Sapere che Kaluana se la sarebbe cavata fu dunque un motivo di sollievo e di gioia autentica per tutti loro.

La settimana seguente, Danny annunciò ai colleghi che aveva trovato l’abitazione adatta, una vecchia casa ristrutturata di recente; era situata a Manoa, una prestigiosa zona residenziale pochi chilometri fuori Honolulu. La scuola che Grace frequentava era piuttosto lontana, ma non volevano che cambiasse classe nel bel mezzo dell’anno, così Rachel si era presa l’incarico di scarrozzare la figlia avanti e indietro; questo avrebbe comportato che non poteva trovarsi subito un lavoro – non voleva saperne di far pesare il bilancio famigliare interamente sulle spalle di Danny – ma era questione di pochi mesi. E avrebbe venduto la Mercedes – un regalo di Stan – a favore di un’auto meno dispendiosa. L’unico inconveniente era che la casa non era parzialmente arredata, come avrebbero preferito, ma l’affitto era molto ragionevole e la zona davvero bella, così l’avevano presa. Poi, di lì a tre o quattro anni, avrebbero pensato ad un acquisto.
Leilani, sempre in virtù del fatto d’aver messo su casa di recente, indicò alla coppia ricostituita i posti migliori per acquistare cucina e camere da letto, indispensabili per potersi trasferire nella nuova abitazione, senza spendere una follia; e poiché ad entrambi piacevano le cose semplici, non dovettero dar fondo ai loro risparmi.
Venti giorni dopo essersi ritrovati, Danny e Rachel, assieme alla figlia, andarono a vivere lì, appena due giorni prima che Stan rientrasse dal suo ultimo viaggio di lavoro. Oliana, la domestica, fu molto spiaciuta di veder andar via Rachel e Grace, ma in fondo era felice per la bambina ed augurò loro ogni bene.
Rachel comunicò a Danny che avrebbe detto personalmente a Stan che lo stava lasciando per tornare con l’ex marito: era una brava persona e non meritava d’essere piantato per telefono o per lettera. A Danny la prospettiva non piacque particolarmente, ma non si oppose, conscio che Rachel aveva ragione.
Il colloquio non fu facile, ma Rachel era una donna che non si tirava indietro ed affrontò la cosa con decisione; comunque Stan la sorprese, confidandole che aveva sempre saputo che non aveva smesso un attimo di amare Danny. Da quel vero gentiluomo che era, la ringraziò per avergli concesso comunque un’opportunità, ma le chiese di non farsi mai più viva con lui.
Quando Rachel lo raccontò a Danny, il detective, che aveva sempre avuto scarsa considerazione del rivale, tanto da averlo soprannominato il perfido Stan, dovette ricredersi.

Trascorse una decina di giorni, poi Danny invitò i colleghi a cena per inaugurare la nuova casa, e si accordarono per il sabato della settimana seguente. Sarebbe stata una cosa informale, tra amici, un arrosto con verdure seguito da un dolce, insomma niente di impegnativo.
Kono fu la prima ad arrivare, e Rachel le offrì un aperitivo con degli stuzzichini in attesa che giungessero anche gli altri. Seguirono Steve e Leilani, e subito dopo arrivò anche Chin. Grace sembrava in estasi: viveva di nuovo con mamma e papà, e i loro amici più cari – che erano i suoi eroi, specialmente Kono – erano lì a festeggiarli.
Sedettero a tavola e Rachel servì un succulento arrosto di vitello, mentre Danny distribuiva insalata mista e purè di patate a tutti. Poi il detective stappò una bottiglia di un buon Pinot Nero di Carneros, una famosa zona vinicola del nord California, che offrì a tutti gli adulti, mentre per Grace c’era aranciata.
Giunti al dessert – una deliziosa crostata all’ananas e papaia – il padrone di casa sparì brevemente dalla scena per poi tornare portando un vassoio con sette coppe di cristallo.
“E queste da dove arrivano?”, indagò Rachel, rivelando che anche per lei era una sorpresa. Danny sorrise con aria misteriosa e si dileguò nuovamente, mentre gli altri si scambiavano occhiate perplesse. Ritornò con un secchiello col ghiaccio, contenente una bottiglia di un rinomato spumante dolce della Napa Valley, che depose al centro della tavola.
“Oggi è un’occasione speciale”, rispose infine alla domanda di Rachel, “che pertanto merita di essere celebrata come si deve.”
Si cacciò una mano in tasca e ne trasse una scatolina ricoperta di velluto blu, poi mise un ginocchio a terra di fronte a Rachel e l’aprì. La donna vide l’anello d’oro con rubino – la sua pietra preferita – e fece gli occhi tondi.
“Rachel Edwards, vorresti farmi l’immenso onore di accettare di ridiventare mia moglie?”, domandò Danny in tono emozionato.
Rachel aprì e chiuse la bocca un paio di volte, incapace di parlare. Una lacrima le spuntò all’angolo di un occhio e le scese lentamente sulla guancia.
“Hai conservato l’anello…”, disse poi, in un soffio: quello era infatti l’anello di fidanzamento che Danny le aveva regalato a suo tempo, e che lei gli aveva restituito quando lo aveva lasciato. Spostò lo sguardo dal gioiello agli occhi del suo uomo – quegli occhi azzurri e limpidi che l’avevano conquistata fin dal primo istante e che non avevano mai abbandonato i suoi sogni – e sorrise tra le lacrime.
“Oh Danny… sì! Sì!”
Danny le sorrise di rimando e tolse l’anello dalla scatoletta per infilarglielo al dito, poi lei gli buttò le braccia al collo. Leilani si mise una mano sulla bocca, reprimendo un singhiozzo di commozione; accorgendosene, Steve le accarezzò il gomito, e volgendo lo sguardo su di lui, la donna vide che le stava sorridendo, a sua volta commosso.
“Evviva!”, strillò Grace, “Mamma e papà si risposano!!!”
“Evviva!”, le fece eco Kono, battendo le mani; gli altri si unirono all’applauso, ridendo, qualcuno asciugandosi furtivamente una lacrima.
“Siete tutti invitati, naturalmente”, disse Danny, poi si alzò e guardò Steve, “Steve, vuoi essere il mio testimone di nozze?”
“Ma certo!”, accettò prontamente l’ex Navy SEAL, alzandosi a sua volta ed abbracciando il suo migliore amico. Rachel guardò Leilani:
“Leilani, sarai la mia damigella d’onore?”
“Volentieri!”, sorrise l’esperta di informatica, andando ad abbracciare l’amica. Poi la coppia di ripromessi sposi si scambiò un’occhiata e si comprese senza bisogno di parole.
“Grace”, disse Danny, rivolto alla figlia, “vorresti essere tu a portarci gli anelli?”
La bambina balzò in piedi e corse ad abbracciare i genitori.
“Sì, sì!”, esclamò, fuori di sé dalla gioia.
“Ora capisco lo champagne…”, mormorò Rachel all’orecchio di Danny. Il detective del New Jersey sorrise ed andò ad aprire la bottiglia, versando poi il contenuto nelle coppe, eccezionalmente un goccio anche per Grace.
“Alla vostra felicità, Rachel e Danny”, brindò Leilani, sollevando la coppa. Gli altri la imitarono e bevvero un sorso.
“Alla tua, Leilani”, ricambiò Danny, guardando prima lei e poi Rachel, “Dopotutto, è in gran parte merito tuo se siamo tornati insieme…”
Rachel annuì per confermare, e Leilani sorrise:
“Avevo una buona base su cui lavorare: il fatto che foste ancora innamorati l’uno dell’altra. Vi ho solo dato una spintarella… Il resto lo avete fatto voi.”
Brindarono nuovamente, e poi gustarono l’ottimo dessert preparato da Rachel. In altre circostanze, avrebbero tirato tardi coi festeggiamenti, ma ritenendo che i due desiderassero celebrare l’avvenimento da soli, gli amici si congedarono poco dopo che Grace fu andata a dormire.
Avevano avuto ragione: Danny e Rachel rigovernarono in fretta e si ritirarono in camera loro, dove festeggiarono il loro ri-fidanzamento nel modo più naturale per due persone innamorate.

—— Continua… —

NB.Per i contenuti della fanfiction si consiglia la lettura ad un pubblico esclusivamente adulto (NC-17).Disclaimer: Si ricorda che tutti i personaggi della serie “Hawaii Five-0” ed i suoi personaggi sono esclusiva proprietà della CBS; sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro, né si intende infrangere alcun diritto di copyright. “E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

Fan-fiction – “I Fiori del Paradiso” – parte 2 Capitolo XVIII: “Ritrovarsi”

Continua la nostra FanFiction che tanto appassiona le nostre fan!

Finalmente la seconda parte…ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

***  Capitolo XVIII: “Ritrovarsi””***

Una volta giunto nel parcheggio del condominio in cui si era trasferito pochi mesi prima, dopo aver lasciato lo squallido monolocale in cui abitava prima, Danny parcheggiò attentamente nel proprio posto auto – libero perché la sua vettura era rimasta davanti allo Iolani Palace – e scese; fece per andare ad aprire la portiera a Rachel, ma la donna era troppo impaziente e si arrangiò. Ancora una volta, si guardarono negli occhi, poi si afferrarono per mano, palmo contro palmo proprio come due ragazzini innamorati, ed entrarono nel complesso residenziale; nell’atrio, presero l’ascensore e salirono al terzo piano, dove c’era l’appartamentino di Danny. Appena furono entrati e la porta fu chiusa, Danny allargò le braccia e Rachel subito vi si rifugiò, posando la testa sulla sua spalla.

Non mi par vero…”, gli bisbigliò all’orecchio, “Di nuovo tra le tue braccia… Sono nata per stare tra le tue braccia…”

E io sono nato per tenertici”, ribatté lui sottovoce, baciandole la tempia; Rachel girò il viso e le loro labbra si incontrarono. Dapprincipio fu un bacio molto dolce, quasi timido, diversamente da quelli infuocati dell’ospedale; ma non durò a lungo, e ben presto il desiderio reciproco si manifestò prepotentemente. Bramosa come non si era mai sentita prima in vita sua, Rachel schiuse le labbra e con la punta della lingua sfiorò le labbra di Danny, invitandolo ad approfondire il bacio; Danny rispose con una prontezza che le rivelò appieno quanto anche lui fosse impaziente.

Senza smettere di baciarsi, si diressero verso la camera da letto, fermandosi ogni pochi passi per disfarsi di un capo d’abbigliamento o dell’altro. Rachel sciolse il nodo della cravatta di Danny e la fece volar via, poi gli sbottonò la camicia e gliela tirò giù fino ai gomiti, virtualmente imprigionandogli le braccia; come gli scoprì il torso, vide il brutto ematoma lasciato dall’impatto della pallottola sul giubbotto antiproiettile, appena sotto la gabbia toracica. Il cuore le balzò in gola e, con dita tremanti, lo sfiorò.

Ti fa molto male?”, domandò sottovoce.

Ora non più”, rispose Danny; non era del tutto vero, ma non aveva alcuna intenzione di farsi fermare da un po’ di dolore.

Bene”, mormorò Rachel, rassicurata; chinò la testa ed accarezzò la macchia bluastra con le labbra, baciandola con reverenza; poi si spostò e con la punta della lingua gli sfiorò prima un capezzolo, poi l’altro.

Danny emise un verso strozzato, mentre l’erezione che gli premeva nei pantaloni fin dall’ospedale si acuiva ulteriormente; con qualche contorcimento delle braccia dietro la schiena, si liberò della camicia ed afferrò Rachel per le spalle, tirandola su ed impadronendosi della sua bocca con la bocca per un altro, profondo bacio incandescente. Poi scese a baciarle il collo mentre barcollavano ancora per qualche passo, finendo di fianco contro la parete accanto alla porta del corridoio che separava la stanza da letto dal bagno. Danny girò Rachel con le spalle al muro e premette il proprio corpo contro quello di lei, che per tutta risposta si strofinò sfacciatamente contro la sua durezza maschile strappandogli un lamento di piacere. Freneticamente, le aprì la camicetta, per poco staccando un paio di bottoni di madreperla, e la gettò in terra, poi cercò il gancio del reggiseno; l’esiguo indumento stava ancora cadendo, che Danny aveva già preso tra le labbra un capezzolo, cominciando a suggerlo nel modo che ricordava piacerle di più. Rachel mandò un suono sospiroso, quasi un singhiozzo, che gli fece scorrere caldi brividi lungo la spina dorsale. Passò all’altro capezzolo, portando una mano attorno al seno abbandonato per sfiorarne la punta sensibile col pollice, e la donna gemette più forte, senza fiato.

Rachel si sentiva il corpo in fiamme; le era sempre piaciuto il modo in cui Danny le faceva l’amore, anche dopo anni di matrimonio, ma non ricordava che le piacesse così tanto. Le sue parti intime fremevano come sull’orlo dell’orgasmo, una sensazione mai provata prima, non certo soltanto per alcuni baci e poche carezze. Impaziente, sfibbiò la cintura di Danny e gli aprì i calzoni, infilandovi la mano per accarezzare fermamente il suo turgore virile.

Danny lanciò un’esclamazione soffocata e si premette contro la mano di lei, sopraffatto dalla sensazione. Quanto tempo era che una donna non lo toccava così? Quanto tempo era che Rachel non lo toccava così? Il piacere montò dentro di lui minacciando di esplodere, e perciò si ritrasse, con la scusa di liberarsi delle scarpe e dei calzini; nel mentre, sbottonò i calzoni di Rachel, la quale si affrettò a togliersi a sua volta le scarpe, che volarono per la stanza in direzioni opposte. I pantaloni di entrambi caddero a terra contemporaneamente; facendo un passo laterale, se ne disfecero.

Poi Rachel, sorprendendo Danny, invertì le loro posizioni e lo spinse con le spalle alla parete, gli agganciò i calzoncini ai lati e, inginocchiandosi, glieli abbassò fino alle caviglie per sfilarglieli prima da un piede, poi dall’altro. Sollevando lo sguardo, lentamente lo contemplò dal basso verso l’alto, ammirando ogni parte del suo fisico prestante; i suoi occhi s’incupirono per il desiderio che le incendiava tanto il corpo quanto il cuore, e prima che Danny si rendesse conto di alcunché, lo afferrò e lo accarezzò intimamente usando le labbra e la lingua.

Per poco le ginocchia di Danny non cedettero, facendolo cadere di schianto. Così non avrebbe retto dieci secondi, pensò confusamente; con un ansito si tirò indietro, sottraendosi a quella dolce tortura, ed afferrò Rachel per le spalle obbligandola a rialzarsi, poi la prese in braccio e la portò a passo di carica fino in camera, dove la depose sul letto e rimosse l’ultimo indumento che li separava, delle culottes. Sì, ricordava bene che Rachel preferiva le culottes agli slip, diceva che erano più comode… ed anche più sexy. Molto più sexy, perfino semplici in microfibra bianca come quelle che aveva avuto indosso quel giorno.

Poi la realtà lo colpì con la forza di un maglio: Rachel era nuda nel suo letto. Per un attimo, Danny rimase a guardarla come istupidito, incredulo. Poi lei gli rivolse lo speciale sorriso che gli dedicava solo nell’intimità, invitante e malizioso, e dischiuse le ginocchia. Lo sguardo di Danny scivolò lungo il bel corpo dell’ex moglie – no, per lui non era mai stata ex – e si fissò sul suo scrigno segreto.

Rachel lo vide leccarsi le labbra in un gesto inconscio; non lo avrebbe creduto possibile, ma quella vista le infiammò le viscere ancor di più, e pensò che, se lui non l’avesse presa all’istante, sarebbe morta di desiderio. Gli tese le braccia in un gesto inequivocabile.

Tuttavia Danny, anche se preda di un desiderio bruciante, non si lanciò subito sull’allettante piatto così generosamente offerto; si sporse verso il comodino, annaspò un momento per aprire il cassetto, vi frugò brevemente e ne estrasse una confezione intatta di profilattici. L’aveva comprata parecchio tempo prima, in un momento di rabbia e di ribellione, pensando di andare in un bar e di rimorchiare la prima donna che lo avesse ispirato; era stata una sfida a se stesso, ma nessuna lo aveva ispirato neppure minimamente, per cui ci aveva rinunciato e non ci aveva più provato. Ci aveva pensato nuovamente nel periodo in cui si era sentito attratto da Leilani, ma le cose erano andate in tutt’altro modo.

Rachel lo aiutò, approfittando della manovra per accarezzarlo ancora; Danny però stavolta si vendicò, allontanando le sue mani provocanti e toccandola a sua volta in modo eccitante. Cielo, com’era calda, e morbida, e imperlata di desiderio per lui! Non poté resistere alla tentazione e si chinò ad assaggiare la sua essenza di donna, trovandola ancor più dolce di quanto ricordava.

Sentendo le labbra di Danny toccare il suo luogo più intimo, Rachel mandò un’esclamazione strozzata e rabbrividì violentemente.

Danny, per favore…”, supplicò; quelle poche parole ebbero la meglio su qualsiasi ulteriore intenzione di prolungare i preliminari che Danny poteva ancora avere e lo indusse a distogliersi dalla prelibatezza che stava gustando e ad adagiarsi subito su di lei. Tuttavia, all’ultimo momento si trattenne: voleva che la loro seconda prima volta fosse speciale ed indimenticabile almeno quanto la prima.

Guardami, Rachel”, le chiese sottovoce. Rachel aprì gli occhi, che non si era resa conto d’aver chiuso, e fece come Danny le aveva domandato. Allora, molto lentamente, Danny entrò in lei, adagio, assaporando e facendole assaporare ogni millimetro del movimento.

Oh, Danny…”, bisbigliò Rachel, mentre sentiva gli occhi riempirsi di inaspettate lacrime di commozione, “Finalmente…”

Ti amo, Rachel”, mormorò Danny; chinò la testa e la baciò dolcemente, intensamente. Poi cominciò a muoversi, e dopo pochi istanti lei rispose sollevando le ginocchia ed incrociando le caviglie dietro la sua schiena, in tal modo facendolo scivolare ancor più profondamente dentro di sé. Danny emise un gemito:

Piccola, così durerò poco…”

Io voglio che tu duri poco”, dichiarò arditamente Rachel: mai in vita sua si era sentita così stimolata, così vicina al culmine dopo solo pochi momenti dall’inizio dell’amplesso. Era sicura che sarebbe arrivata nel giro di brevissimo tempo.

Ma…”, tentò di obiettare Danny.

Niente ma”, lo troncò lei, “Non stavolta…”, aggiunse, e per buona misura strinse ripetutamente i muscoli del perineo. Il piacere mozzò il fiato in gola a Danny; lo sguardo deciso di Rachel lo dissuase dal contraddirla.

D’accordo, come desidera milady”, si arrese, lanciandole un sorrisetto assassino. Si sollevò leggermente sulle braccia per cambiare angolazione e trovare quella che sapeva maggiormente gradita alla moglie, e grazie alla lunga e mai dimenticata famigliarità col suo corpo la trovò subito; poche spinte furono sufficienti a farla giungere in vetta. La vide inarcarsi verso di lui, le labbra che si schiudevano a formare una “O” di sbalordimento, gli occhi fissi nei suoi: gli parve la visione più incantevole che avesse mai avuto in vita sua. Poi il climax la travolse, strappandole un grido tanto di piacere quanto di sorpresa; alla sua prima contrazione, Danny venne irresistibilmente trascinato nel vortice del godimento ed in un istante raggiunse a sua volta l’apice.

Rachel, Rachel, Rachel…”, mugugnò, ripetendo il suo nome come in una litania, quasi come se non riuscisse ancora a capacitarsi davvero di averla lì nel proprio letto, di poterle fare l’amore, di poterle dire quanto l’amava, quanto l’aveva sempre amata…

Danny, amore mio…”, sussurrò lei di rimando, ancora tremando per i postumi dell’orgasmo più intenso e rapidamente raggiunto che avesse mai sperimentato in vita sua. Cielo, neppure la prima volta che avevano fatto l’amore era stata così bollente!

Momentaneamente privo di forze, Danny tornò a sdraiarsi su Rachel, attento però a non schiacciarla col proprio peso: poteva non essere altissimo, ma era consapevole di essere piuttosto ponderoso, con la massa muscolare che si ritrovava dopo due decenni di palestra e di boxe.

Rachel sganciò le caviglie da dietro di lui e riportò le gambe lungo le sue, mentre con le mani gli accarezzava la schiena, giù fino in fondo alle natiche sode. Le era sempre piaciuto il suo posteriore, lo trovava tremendamente sexy…

Danny sollevò la testa e la baciò ancora una volta, teneramente. Si sentiva stordito, esaltato, come ebbro.

Ti amo, Danny”, Rachel gli mormorò sulle labbra; non riusciva a smettere di ripeterglielo, “Ti amo da impazzire…”

Stordimento, esaltazione ed ebbrezza si accentuarono.

Oh tesoro…”, le mormorò di rimando, ricominciando a baciarla.

Dopo essersi preso cura del profilattico, Danny si distese sulla schiena e fece accoccolare Rachel al suo fianco, la testa sul suo petto, una gamba di traverso sulle sue, mentre la cingeva con un braccio. Era la loro posizione preferita, dopo l’amore, e l’assunsero con la massima naturalezza, come se la loro separazione non fosse mai avvenuta.

Rachel tracciava pigramente piccoli cerchi con la punta delle dita sul petto di Danny; da parte sua, Danny le accarezzava con dolcezza il braccio.

E adesso, cosa facciamo?”, domandò quietamente Rachel, girando il capo per sfiorare con le labbra un pettorale del marito – tecnicamente, ex marito.

Danny le mise un dito sotto il mento e le fece alzare il viso per guardarla negli occhi.

Tu mi vuoi?”, le rispose con una controdomanda altrettanto quieta. Lei sollevò una mano per accarezzargli le labbra, e lui gliela afferrò per baciarle il polpastrelli delle dita, uno per uno, continuando a tenerle gli occhi fissi nei suoi.

Non ho mai smesso di volerti”, rispose Rachel sottovoce, “Neanche quando ero così arrabbiata con te che ti avrei preso a schiaffi. Sei l’unico uomo che io voglia davvero. Le ragioni per cui ti ho lasciato mi sembrano così futili, adesso, anche se allora per me erano importanti… così importanti da farmi rinunciare a te, a noi…”, la sua voce si spense per un attimo, “E tu, mi vuoi?”, chiese in un soffio.

Il sottofondo di ansia che venava quell’ultima domanda colpì Danny profondamente: Rachel era sempre stata una donna molto sicura di sé, e vederla nell’incertezza era davvero assai raro. La strinse con entrambe le braccia.

Certo che ti voglio!”, esclamò, “Voglio te e Grace. Voglio che torniamo ad essere una famiglia…”, si guardò attorno, “Solo che qui non ho posto per tutte e due. Dammi il tempo di trovare un appartamento più grande, o magari una casa; nel frattempo potete stare in un motel…”

Rachel sorrise al tono deciso di Danny.

Certo, ci serve un posto più spazioso di questo”, confermò, “ma non è necessario che Grace e io andiamo in un motel: Stan è in viaggio per lavoro e non tornerà prima di tre settimane, abbiamo tutto il tempo di trovar qualcosa di parzialmente arredato e di trasferirci… Provvederemo dopo alle rifiniture. Che ne dici? Tra l’altro, in questo modo daremo a Grace più tempo per prepararsi al cambiamento…”

A Danny non garbava molto l’idea di lasciare ancora le sue due donne nella pretenziosa villa del rivale, ma razionalmente non c’era molto da obiettare, con Stan assente. E poi Rachel aveva ragione: Grace, per quanto felicissima di vedere i genitori nuovamente assieme, aveva bisogno di un po’ di tempo per adattarsi alla nuova vita.

D’accordo”, accettò quindi, “Farò subito qualche telefonata…”

Oh no, non subito”, lo contraddisse ridacchiando Rachel, sollevandosi su un gomito, “Più tardi…”

Si chinò su di lui e gli prese la bocca in un bacio sensuale; la mano che aveva finora tenuto sul suo petto scivolò in basso e si chiuse attorno alla sua mascolinità momentaneamente rilassata. Danny trasalì ed esalò un sospiro di piacere; non ci volle molto perché fosse nuovamente pronto per lei, ed allora Rachel gli si mise a cavalcioni. Danny allungò la mano a prendere il pacchetto di profilattici, ma lei lo fermò, l’espressione improvvisamente seria. Sorpreso, l’uomo la guardò.

Voglio un altro figlio da te, Danny”, disse Rachel a bassa voce. Danny assunse un’espressione di totale sbalordimento e gli occorse qualche istante prima di realizzare quello che la donna aveva inteso dire.

Un altro figlio… Caspita. Quella sì che era una dichiarazione-bomba.

Sei sicura?”, indagò in tono perplesso, sottovoce, “Siamo appena tornati assieme…”

Lei annuì lentamente, con convinzione.

Sono sicura”, confermò, “Sei l’uomo della mia vita, il solo che io desideri essere il padre dei miei figli… Dammi un altro figlio, Danny…”

Danny si sentì letteralmente sciogliere. Un lento sorriso gli illuminò il volto, facendo rifulgere i suoi occhi azzurri di una luce abbagliante.

Ne sarò felice, e onorato, cuor mio”, le disse, posizionandosi meglio contro la sua calda apertura muliebre, “Vuol dire che cercherò un tricamere…”

Rachel ridacchiò alla sua battuta estemporanea, poi lo afferrò delicatamente e lo guidò dentro di sé. Dopo, per un po’ non ci fu più spazio per pensieri coerenti.

—— Continua… —

NB.Per i contenuti della fanfiction si consiglia la lettura ad un pubblico esclusivamente adulto (NC-17).Disclaimer: Si ricorda che tutti i personaggi della serie “Hawaii Five-0” ed i suoi personaggi sono esclusiva proprietà della CBS; sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro, né si intende infrangere alcun diritto di copyright. “E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

“I fiori del Paradiso” – parte 2 – Capitolo XVII: “Un equivoco chiarificatore”

Continua la nostra FanFiction che tanto appassiona le nostre fan!

Finalmente la seconda parte…ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

*** Capitolo XVII: “Un equivoco chiarificatore”***

Allora, com’è andata ieri con Rachel?”, domandò Leilani a Danny mentre si trovavano soli nel cucinino a prepararsi un caffè.

Bene… Mi ha riaccompagnato a casa, io mi sono fatto una doccia e mi sono cambiato, mentre lei è tornata a casa sua. Più tardi, dopo cena, ho riportato Grace da lei.”

Leilani ardeva dalla voglia di chiedergli maggiori dettagli, ma non era nella sua natura essere indiscreta, per cui si limitò a dire:

Sono contenta di vedere che avete appianato le vostre divergenze al punto da uscire insieme con Grace…”

Sì, il nostro rapporto è molto migliorato”, confermò Danny, mescolando lo zucchero nella tazza, “Pensa che eravamo arrivati ad un punto che i nostri avvocati ci avevano proibito di comunicare direttamente… Meno male che non è più così.”

Dopo l’avventura dei vicini di casa rapinatori di diamanti, tra loro si erano chiarite molte cose, ma Danny non avrebbe mai sperato che sarebbero cambiate in meglio così tanto.

Sì, soprattutto per Grace”, osservò Leilani, che aveva visto compiersi vere tragedie famigliari quando i genitori non riuscivano a comportarsi civilmente, durante e dopo una separazione.

Hai ragione”, concordò Danny, “Purtroppo mentre eravamo impegnati a litigare per ogni singola virgola dell’accordo di custodia, non ci siamo resi conto di quanto male stavamo facendo a Grace. Grazie al cielo è acqua passata.”

Attraverso la porta aperta, udirono un trillo proveniente dalla plancia dell’Enterprise.

Un altro virus!”, sbuffò Leilani uscendo di corsa, “Peggio di un attacco dei Klingon…”

Sono stata veramente bene, con Danny e Grace, l’altro giorno.”

La dichiarazione di Rachel non colse affatto di sorpresa Leilani. Erano sedute in una pasticceria portoghese su Kapahulu Avenue, Leonard’s Bakery, gustando i migliori dolcetti alla banana di tutta Oahu accompagnati da caffè freddo. Grace si era momentaneamente assentata per andare al bagno.

Sono contenta che abbiate appianato le vostre divergenze.”

L’asserzione di Leilani era neutra, ma pronunciata in tono partecipe. Rachel annuì:

Sì, ne sono contenta anch’io. Adesso parliamo… voglio dire, parliamo, capisci? Prima ci mettevamo in continuazione i bastoni tra le ruote… per ripicca, per orgoglio, non so neppure più perché. Ad ogni modo era un comportamento insensato, e deleterio per tutti, per me, per Danny, soprattutto per Grace. Mia figlia ora è molto più serena di prima, e lo sono anch’io.”

Non bisogna mai perdere di vista il benessere dei figli”, affermò Leilani, con un’involontaria nota di rimprovero nella voce, “È preciso dovere degli adulti proteggerli, anche a costo di rimetterci.”

Sì, hai perfettamente ragione”, annuì Rachel, “In questo, sia Danny che io abbiamo sbagliato.”

L’importante è che ve ne siate resi conto e abbiate smesso”, approvò Leilani, prendendo l’ultimo boccone e posando la forchetta, “Danny è stato eccezionale, con quel bambino…”, osservò poi, per vedere la reazione di Rachel. A caldo, era stata molto eloquente; ma ora, a distanza di giorni?

Lo sguardo dell’altra donna si fece leggermente sfocato mentre ricordava la scena.

Sì, proprio eccezionale”, confermò sorridendo leggermente, con un’evidente traccia di orgoglio nella voce, “Ho sempre saputo che è un eroe, che ha abnegazione e coraggio da vendere, ma non lo avevo mai visto in azione, non così direttamente.”

Leilani lo vedeva in azione praticamente ogni giorno, ma non lo disse: non voleva ricordare a Rachel la pericolosità del suo mestiere di tutore della legge.

La fierezza nel tono dell’amica le diede lo spunto:

Hai pensato ai tuoi veri sentimenti per Danny?”, domandò di punto in bianco.

Rachel le rivolse un sorriso un poco storto:

Non demordi, eh?”

Leilani scosse la testa in segno negativo:

Mai, perché essere onesti è la cosa più importante al mondo; onesti con se stessi, non solo con gli altri. Mentire porta sempre a disastri. Soprattutto mentire sui sentimenti che si provano.”

Tu non menti mai a te stessa?”, la provocò Rachel, ma non c’era astio nella sua voce, solo una certa dose di imbarazzo.

Non sono perfetta”, rispose l’altra con totale sincerità, “Certo che mi capita. Ci ho provato anche riguardo ai miei sentimenti per Steve. Ma sono troppo abituata ad essere onesta con me stessa, ed alla fine ho dovuto arrendermi e riconoscere che ero innamorata cotta di lui, mi piacesse o meno.”

In quella sopraggiunse Grace; inconsapevole di star interrompendo un discorso delicato, notò il proprio bicchiere quasi vuoto e domandò:

Mamma, posso avere un altro succo? Ho sete…”

Ma certo, scimmietta, stesso gusto?”

No, stavolta lo vorrei all’ananas…”

Mentre aspettavano che il cameriere si avvicinasse per prendere il nuovo ordine, Rachel mormorò a Leilani:

Non sono ancora pronta.”

Il suo tono era quasi vergognoso. Leilani le diede un colpetto sulla mano con fare incoraggiante:

Ognuno ha bisogno dei propri tempi, non crucciarti…”

Tre giorni dopo cambiò tutto.

La Five-0 stava braccando una banda di trafficanti d’armi; una volta individuato il loro covo, tramite Leilani avevano chiamato una squadra SWAT di rincalzo ed avevano fatto irruzione nel capannone, ma era scoppiato un conflitto a fuoco di notevoli dimensioni. I trafficanti comunque si erano ritrovati ben presto a mal partito ed avevano tentato la fuga con un furgoncino blindato, lanciandosi a tutta velocità contro l’uscita e facendola saltare, ma erano stati bloccati da due mezzi corazzati della SWAT. Disperati, i malviventi avevano aperto il fuoco con tutto quello che avevano, in prevalenza fucili e mitragliatori.

Da una telecamera del controllo del traffico, Leilani stava seguendo la sparatoria col fiato sospeso; Danny si sporse da dietro uno dei mezzi blindati della SWAT quel tanto che bastava a prendere la mira e sparare, ma si avvide che non aveva un buon angolo di tiro.

Coprimi!”, gridò a Kono, che prontamente eseguì, cominciando a sparare all’impazzata con la sua Beretta calibro 9. Danny balzò fuori dalla protezione del furgone con l’intento di raggiungere una catasta di bidoni a pochi metri, da dietro la quale poteva prendere meglio la mira, ma venne raggiunto da un proiettile in pieno petto, che colpì con la forza di un maglio il suo giubbotto antiproiettile e lo scaraventò lungo e disteso a diversi metri di distanza.

Leilani sussultò, e solo la sua professionalità le impedì di lanciare un grido di orrore.

Danny!”, chiamò nell’auricolare, con voce tesa, “Danny, mi senti?”

Ma il detective non rispose: probabilmente era solo svenuto, ma poteva anche essere morto o moribondo.

Agente ferito! Agente ferito!”, urlò Kono nell’auricolare.

Chiamo il 911!”, disse Leilani, mentre già stava componendo il numero del pronto intervento. In quella venne colpito un altro agente, appena al di sopra dello scollo del giubbotto antiproiettile; il sangue zampillò mentre veniva scagliato all’indietro e cadeva di schiena.

Anche tra i delinquenti c’erano dei feriti; ormai ne rimanevano in piedi solo due. Uno venne steso da un cecchino della SWAT, l’altro da Steve, che era riuscito a raggiungere la postazione a cui era diretto Danny prima di essere colpito.

Finalmente conclusa la sparatoria, Steve si precipitò da Danny, imitato da Kono; un attimo dopo arrivò anche Chin. Videro subito che il detective del New Jersey non era morto, perché si stava muovendo. Già si udivano le sirene dell’ambulanza in avvicinamento.

Per la miseria, che legnata ragazzi…”, Leilani lo udì borbottare attraverso l’auricolare, ed un gran sospiro di sollievo le uscì dai polmoni.

Sul luogo della sparatoria, Steve si inginocchiò accanto al detective e lo aiutò a mettersi seduto.

Come ti senti, Danny?”, lo interrogò.

Come se mi avesse appena investito un autotreno”, rispose l’altro con una smorfia, “Porca puzzola che male… Non riesco quasi a respirare…”

Steve conosceva bene il dolore provocato dall’impatto di un proiettile di grosso calibro contro un giubbotto antiproiettile: la protezione ti salva la vita, almeno nella maggior parte dei casi, ma ti lascia delle grosse contusioni, ed a volte anche delle costole rotte.

Ma hai fiato abbastanza per lamentarti, vedo”, lo prese comunque in giro, per spazzar via la tensione, “Andiamo, non è la prima volta che ti centrano col giubbotto addosso…”

Ha ha”, fece Danny sarcasticamente, ma la sua sofferenza non era simulata né esagerata.

Arrivò l’ambulanza e ne balzarono di corsa i paramedici, che su segnalazione di Steve si diedero immediatamente da fare attorno all’altro agente ferito. Poco dopo arrivò anche un secondo mezzo di soccorso.

Andiamo, ti faccio fare un controllo”, disse Steve. Aiutato da Chin, mise in piedi l’amico ed assieme lo sostennero fino alla seconda ambulanza; Kono li seguì.

Passando accanto alla Camaro parcheggiata poco lontano, Danny osservò:

Ehi, ti hanno fatto un buco nel parafango…”

Steve guardò e vide che effettivamente una pallottola vagante aveva perforato la carrozzeria.

Lo farò aggiustare”, rispose laconicamente, affidando il detective alle capaci mani dei paramedici, “Ora vai a vedere se anche tu hai bisogno d’esser aggiustato.”

Sopraggiunse un furgone della TV locale, che intelligentemente andò a mettersi in un angolo appartato, fuori dai piedi; ne discesero un cronista armato di microfono ed un cameraman, che si mise subito a riprendere la scena mentre il giornalista cominciava a parlare nel microfono.

Steve lanciò loro un’occhiata seccata ma, dato che non stavano intralciando le operazioni, li ignorò.

Mentre la SWAT si occupava dei criminali, quelli feriti e quelli morti, una giovane paramedica di colore della seconda unità di soccorso controllò le condizioni di Danny; lo fece sdraiare sulla barella, gli levò il giubbotto e gli tastò espertamente la gabbia toracica.

Fa male?”, gli domandò. Danny assentì:

Abbastanza.”

Meglio fare una radiografia per accertare che non ci siano fratture”, decretò la giovane, “La portiamo in ospedale.”

Lo caricarono sull’ambulanza e partirono, senza sirene poiché non si trattava di un’emergenza. Pochi istanti dopo partì anche la prima ambulanza, questa invece a sirene spiegate: le condizioni dell’agente ferito erano critiche.

I tre rimanenti membri della Five-0 si guardarono.

Andate pure, voi due”, disse Steve, “Io vado in ospedale, appena dimettono Danny lo riporto in sede. Se intanto volete cominciare a redigere il rapporto…”

Ma certo, capo”, annuì Chin, “Dai, andiamo, Kono…”

Mentre Steve saltava a bordo della Camaro, i due cugini poliziotti si diressero al proprio mezzo, ma vennero intercettati dal cronista.

Scusate…”

No comment”, disse sbrigativamente Chin.

Solo una domanda: quello non era il detective Williams? Quello che domenica scorsa ha salvato la vita al figlio di Grant Hidona?”

Proprio lui”, confermò Chin, non vedendo che male potesse esserci, “Ora se vuole scusarci…”

Il giornalista non insistette, per fortuna, così i due poterono squagliarsela.

Rachel stava guardando la TV, mentre Grace stava facendo i compiti in camera sua. Non c’era niente di particolarmente interessante, neppure sulla pay-TV, per cui stava facendo zapping da un canale all’altro. Giunse sul canale delle news locali, dove passavano proprio in quel momento alcune immagini del salvataggio di Bobby Hidona da parte di Danny. Sentendo un moto di orgoglio per l’ex marito, si fermò a guardare; le parole del cronista la gelarono:

“…è stato ferito gravemente poco fa in una sparatoria alla periferia di Honolulu e ricoverato d’urgenza allo Straub Hospital, dove i medici stanno lottando per la sua vita…”

Rachel emise un grido soffocato; spense di colpo la TV e corse di là, dove la domestica stava rigovernando la cucina.

Oliana, devo andar via, c’è un’emergenza”, disse, affannata, “La prego, dia un’occhiata a Grace e si assicuri che faccia merenda, ma non le dica niente, solo che la mamma è dovuta uscire per un imprevisto, d’accordo?”

La donna, una robusta hawaiana sui cinquant’anni che stravedeva per Grace, annuì:

Ma certamente, signora… posso chiederle che cos’è successo?”

Un mio amico sta male”, rispose Rachel, non volendo entrare in particolari, “corro da lui. Non so a che ora tornerò, se faccio tardi chiami la solita babysitter.”

Non c’è problema, signora, aspetterò tutto il tempo necessario.”

Grazie, Oliana, è davvero gentilissima…”

Rachel infilò un paio di scarpe sportive, poco adatte alla tenuta elegante che indossava – camicetta sbracciata di seta e pantaloni di Fendi – ma comode, abbrancò la borsetta e si precipitò in garage, dove salì di corsa sulla sua Mercedes. Il portone si stava ancora sollevando quando l’auto passò, con a malapena lo spazio sufficiente perché non sbattesse contro il basculante. Anche la grande cancellata di ferro battuto non aveva ancora completato l’apertura quando la Mercedes sfrecciò tra i due battenti; sgommando, Rachel accelerò lungo il quieto viale alberato, diretta a tutta birra in città.

Rachel piombò nell’atrio dell’ospedale e corse al banco dell’accettazione. Col volto rigato di lacrime, scarmigliata ed affannata, era molto lontana dal suo solito aspetto composto e molto british.

Mi scusi”, si rivolse in tono urgente all’infermiera che stava prestando servizio, “hanno ricoverato un poliziotto ferito gravemente, dove lo posso trovare?”

L’altra la guardò con simpatia:

Lei è una parente?”

Rendendosi conto che, se avesse detto la verità, molto probabilmente non le avrebbero fornito alcuna informazione, Rachel decise di mentire:

Sono la moglie.”

L’infermiera annuì con aria partecipe:

Lo stanno ancora operando. Appena il chirurgo avrà finito, verrà a parlare coi parenti. Vada in sala d’attesa, è lì appena dietro l’angolo…”

Le indicò, e Rachel, dopo aver ringraziato con un cenno, vi si recò. Trovò Steve seduto su una delle poltroncine.

Steve!”, chiamò con voce tesa. Se era lì anche lui, significava che Danny era davvero messo male; strano però che non ci fosse il resto della squadra, considerando il loro affiatamento avrebbero dovuto essere tutti lì…

Rachel? Come mai sei qui?”, domandò Steve, alzandosi ed andandole incontro.

Ho sentito il notiziario TV, mi sono precipitata…”

Non era necessario, Danny non ha niente di grave…”

Come sarebbe a dire?! Hanno parlato di una sparatoria…”

Sì, infatti, e Danny s’è beccato una pallottola, ma aveva il giubbotto antiproiettile e al massimo potrebbe avere una costola rotta…”

Ma… ma… come…?”

Rachel piombò seduta sulla poltroncina più vicina, priva di forze. Si asciugò le guance ancora bagnate: aveva pianto per tutto il tragitto, a malapena distinguendo la strada a causa delle lacrime che le fuoriuscivano copiose dagli occhi. Aveva creduto d’esser sul punto di perdere Danny per sempre, e adesso Steve le stava dicendo…

Non capisco”, mormorò in un soffio, “Chi è rimasto ferito, allora?”

L’agente Norman Kaluana, della SWAT”, rispose Steve, sedendosi accanto a lei, “Lui sì, che è grave. Speriamo che se la cavi… Ma Danny sta bene – insomma, relativamente bene, te lo assicuro.”

Rachel ripensò al momento in cui aveva udito la notizia. Il cronista stava già parlando, il discorso era a metà, ed in effetti lei non aveva sentito il nome del poliziotto ferito; ma poiché stavano passando le immagini di Danny durante il salvataggio del bambino alla festa della governatrice Jameson, lei aveva dato per scontato che stesse parlando di lui.

Oddio, non sta morendo allora…”, sussurrò con un filo di fiato.

No, certo che no”, la rassicurò Steve. Lo ama ancora, pensò. Leilani aveva visto giusto.

In quella sentirono la voce di Danny:

Rachel? Che ci fai, qui?”

Steve e Rachel alzarono lo sguardo verso il detective; Rachel balzò in piedi e letteralmente volò incontro a Danny, gli buttò le braccia al collo e lo baciò sulla bocca, lì in mezzo a tutti.

Per un lungo istante, Danny rimase assolutamente immobile, del tutto spiazzato da quella reazione imprevista. Poi abbracciò la donna e la strinse a sé, ricambiando il bacio.

Molti dei presenti lanciarono occhiate alla coppia avvinghiata, chi divertito, chi sorpreso: era chiaro come il sole che si amavano alla follia e verosimilmente si erano appena ritrovati dopo una qualche disgrazia.

Steve sorrise e si rilassò sulla poltroncina, guardandoli apertamente: era felicissimo per l’amico. Premette il pulsante di attivazione dell’auricolare, che ancora indossava.

Dea, c’è uno sviluppo inaspettato…”

Che sta succedendo?”, domandò Leilani dalla plancia dell’Enterprise.

È arrivata Rachel, credendo che l’agente ferito grave fosse Danny, e non appena l’ha visto sano e salvo gli è saltata addosso.”

Saltata addosso? Come?”

Lo sta baciando proprio qua davanti a tutti”, rispose Steve. Attraverso l’auricolare, udì la risata di Leilani.

Fantastico! Lo sapevo che quei due erano ancora pazzi l’uno dell’altra, era solo questione di tempo…”

E del tuo zampino, scommetto!”

Beh, diciamo che ho cercato di aiutarli un pochino”, ridacchiò l’esperta di informatica, “Peccato che mi sto perdendo la scena…”

Niente paura, faccio una foto e te la invio…”

Steve tirò fuori il suo iPhone e scattò una foto ai due, poi la mandò a Leilani.

Nel suo ufficio, la maga dei computer vide l’immagine comparire sul monitor e sul suo viso sbocciò un ampio sorriso.

Urrà!”, mormorò, lietissima per gli amici che si erano finalmente ritrovati.

Frattanto, nella sala d’attesa dell’ospedale, finalmente Rachel staccò la bocca dalla bocca di Danny. Entrambi erano senza fiato.

Wow…”, mormorò il detective, sopraffatto, “Devo farmi sparare più spesso…”

La donna gli rifilò un pugno sulla spalla, dall’alto in basso, e non molto gentilmente.

Ahi!”, guaì lui.

Non dirlo neanche per scherzo, Daniel Williams!”, lo rimbeccò Rachel, furibonda. Poi tornò a baciarlo a perdifiato.

Quei due dovrebbero andare in albergo”, osservò qualcuno vicino a Steve, in tono tra il divertito e lo scandalizzato. Steve decise che era il momento di intervenire, seppure in modo blando; si alzò ed andò a battere sulla spalla dell’amico. A fatica, Danny si staccò dalle labbra dell’ex moglie.

Che c’è? Non vedi che sono occupato?!”, brontolò quasi sgarbatamente.

Me ne vado”, disse Steve, divertito dal suo tono bellicoso, “Lo capisco, quando sono di troppo… Rachel, ti affido Danny, portalo a casa tu.”

Quando Steve se ne fu andato, Danny guardò Rachel negli occhi. Senza tacchi, era ugualmente un paio di centimetri più alta di lui.

Non ho mai smesso di amarti”, disse in un soffio. Rachel si sentì pungere gli occhi da nuove lacrime, ma stavolta erano di felicità.

Neppure io, Danny…”

Posò la fronte contro quella dell’ex marito e chiuse le palpebre, ma le lacrime debordarono ugualmente e le scivolarono lungo le gote.

Ho dovuto arrivare a temere di perderti per ammetterlo… Ti amo, Danny. Ti amo… Portami a casa.”

Lui si sciolse dal suo abbraccio e la prese per mano. Recuperarono la borsetta di Rachel, abbandonata sulla poltroncina in cui poc’anzi si era brevemente seduta, ed uscirono dall’ospedale. Mentre passavano per l’atrio, con occhi solo l’uno per l’altra, l’infermiera che aveva indicato a Rachel di andare ad accomodarsi in sala d’aspetto li vide e corrugò la fronte, senza capire; poi scrollò le spalle e tornò al suo lavoro, pensando giustamente che c’era stato un equivoco. Quel che non sapeva era che questo equivoco, a differenza di quanto succede di solito, invece di provocare confusione aveva portato ad un chiarimento.

Giunti vicino alla Mercedes, Rachel allungò le chiavi a Danny, che le prese un poco sorpreso:

Vuoi che guidi io?”

Sì”, rispose lei, sorridendo, “Ti ho detto di portarmi a casa, no?”

Danny guardò le chiavi, sentendosi improvvisamente impacciato come un quindicenne.

Ehm… a casa mia?”, volle sincerarsi. I baci che si erano scambiati erano stati roventi come la lava del Kilauea, tanto che sarebbe stato disposto a saltellare fino a casa propria su una gamba sola con lei in braccio, pur di portarcela e di trascorrere le prossime ore a fare l’amore con lei fino a non riuscire più a sollevarsi dal letto, ma non voleva mettere il carro davanti ai buoi.

Il sorriso di Rachel si fece più ampio e si venò di malizia.

Certamente”, confermò. Danny premette di scatto il pulsante per sbloccare la Mercedes e le aprì la portiera.

Allora salga in carrozza, milady”, le disse, ricambiando il sorriso. Rachel sentì un caldo brivido correrle lungo la schiena: era così che lui usava chiamarla, nell’intimità del loro letto.

Mentre saliva in macchina, Rachel si tolse l’anello di fidanzamento e lo buttò in borsetta: non era più la compagna di Stan, non lo era mai stata veramente, perché nel suo cuore non aveva mai cessato di essere la moglie di Danny.

Come Danny prese posto sul sedile del guidatore, Rachel gli posò una mano sul ginocchio. Il detective vide subito che non indossava più l’anello di Stan, e comprese che la decisione di lei era irreversibile.

Sentì scosse elettriche salirgli fino all’inguine e oltre, dritto fino al cuore.

Nei minuti seguenti, anche se normalmente era un guidatore giudizioso, il detective Danny Williams cercò di battere il record di percorrenza tra lo Straub Hospital e casa sua.

—— Continua… —

NB.Per i contenuti della fanfiction si consiglia la lettura ad un pubblico esclusivamente adulto (NC-17).Disclaimer: Si ricorda che tutti i personaggi della serie “Hawaii Five-0” ed i suoi personaggi sono esclusiva proprietà della CBS; sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro, né si intende infrangere alcun diritto di copyright. “E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

“I fiori del Paradiso” – parte 2 – Capitolo XVI: “Eroe di mestiere “

Continua la nostra FanFiction che tanto appassiona le nostre fan!

Finalmente la seconda parte…ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

*** Capitolo XVI: “Eroe di mestiere “***

La domenica della settimana seguente, Kono si esibiva col surf a Makapuu, nell’ambito di una raccolta di fondi per un centro contro la violenza sulle donne, promossa nientemeno che dalla governatrice Patricia Jameson in persona.

Dato che Kono partecipava all’esibizione, la governatrice aveva invitato l’intera squadra a presenziare all’evento mondano; poiché era un fine settimana in cui Grace stava dal padre, Danny aveva dapprima declinato l’invito, ma quando la governatrice gli aveva detto di portare pure sua figlia – ci sarebbe stato un piccolo parco giochi con sorveglianti professionisti a disposizione dei bambini – cambiò idea, sapendo che Grace sarebbe stata entusiasta di vedere Kono in azione.

Domenica pomeriggio porto Grace a Makapuu, ad una festa di beneficenza offerta dalla governatrice Jameson”, annunciò Danny a Rachel mentre, nell’elegante atrio della villa in cui abitavano la su ex moglie e la figlia, aspettava che la bambina tornasse con il suo computer portatile, che aveva dimenticato in camera, “Kono si esibisce col surf, a Grace piacerà molto poterla vedere.”

Sì, lo so che le piace Kono, in special modo sul surf”, sorrise Rachel. Da quando Leilani le aveva detto che secondo lei Danny la pensava ancora, ed essendo consapevole che anche lei pensava ancora all’ex marito, si sentiva sempre un po’ in imbarazzo, di fronte a lui, “Viene anche il resto della tua squadra?”

Sì, tutti quanti”, rispose Danny, “Ci saranno un sacco di VIP, è un’iniziativa molto importante.”

Wow, mi piacerebbe venire…”, Rachel disse prima di pensare. Danny la scrutò, incerto: voleva venire perché c’era un mucchio di personaggi famosi, oppure perché voleva stare con lui? Dopo tutto, Leilani gli aveva detto che Rachel provava nostalgia per loro due… No, non voleva illudersi, non avrebbe sopportato una delusione.

Non credo che ci sarebbero problemi”, rispose con prudenza, “il biglietto d’invito collettivo ricevuto da Steve recita Membri della Squadra Speciale Five-0 e loro famigliari, il che include benissimo anche te… Piuttosto, non pensi che Stan potrebbe obiettare al fatto che esci col tuo ex marito?”

Se uscissi sola con te, ne avrebbe il diritto”, replicò Rachel, facendo spallucce, “ma c’è anche Grace, e si tratta di un evento pubblico, e di pomeriggio… Insomma, non ritengo che ci sia proprio niente da obiettare.”

Allora va bene. Passo a prenderti io?”

No, sono più di strada io, e poi possiamo usare la mia macchina che è più comoda, in tre. Che ne dici?”

Danny valutò la proposta per un istante: l’orgoglio lo voleva far protestare che la sua macchina andava benissimo, ma obiettivamente il suo coupè sportivo non era così confortevole come la Mercedes di Rachel.

D’accordo. Allora ti aspettiamo dopodomani alle due meno un quarto, la festa inizia alle due e mezzo e ci occorre una mezz’oretta per arrivare.”

Abito da cocktail?”, s’informò la donna.

Sì, ma per i bambini va bene una tenuta informale, così possono giocare quanto vogliono senza paura di sporcarsi.”

In quella arrivò Grace col suo portatile color rosa confetto.

Domenica il papà ci porta ad una festa sulla spiaggia”, le disse Rachel sorridendo, “dove potremo vedere Kono che si esibisce col surf.”

Ci porta tutte e due?”, trasecolò la bambina, “Che bello! Finalmente esco con mamma e papà!”

Sì, viene a prenderci la mamma con l’auto e poi ci andiamo tutti insieme”, confermò Danny, sorridendo dell’entusiasmo della figlia. Involontariamente, lui e Rachel si scambiarono un’occhiata; nello sguardo di entrambi c’era una luce nuova. Ma nessuno dei due osò immaginare che cosa significasse.

 La domenica pomeriggio vide quindi la Five-0 al gran completo presenziare all’evento mondano dell’anno, come lo avevano definito i media, sulla splendida spiaggia di Makapuu; erano presenti grossi papaveri della politica e della finanza hawaiane, nonché una famosa attrice hollywoodiana nata a Hononulu che, in un elegante abito rosso fiamma, era pronta a firmare autografi a pagamento a chiunque gliene facesse richiesta, il cui ricavato sarebbe ovviamente andato al centro sponsorizzato dalla governatrice. C’erano molti giornalisti, fotografi, reporter di enti televisivi locali e nazionali, tra cui la CNN.

I membri della squadra speciale, arricchiti di Rachel e Grace, erano tutti adeguatamente abbigliati, gli uomini in completi scuri di lino o di cotone leggero, ma senza cravatta – perfino Danny, convinto soltanto dalla presenza della giacca – e le donne in abito corto da cocktail, anche se al momento Kono era in maglietta e costume da bagno, dovendo ancora eseguire il suo numero.

La giovane poliziotta era terribilmente agitata.

Non mi sono mai esibita davanti a così tante persone famose”, osservò in un tono in cui era riconoscibile una traccia di sgomento. Aveva gareggiato nel campionato professionisti per tre anni prima dell’incidente che le aveva distrutto il ginocchio, ma non le era mai capitato un pubblico così pieno di VIP.

E nessuno di loro è capace nemmeno di reggersi in piedi su una tavola da surf”, la consolò Leilani, “Vai e stendili!”

Fai presto a dirlo, mica lo devi fare tu…”, bofonchiò la ragazza, strattonando nervosamente la maglietta, tanto forte da minacciare di strapparla. L’altra capì che era davvero sull’orlo del panico e non se la prese per la sua apparente villania.

Una volta ho partecipato a una gara di beneficenza a Indianapolis”, le confidò allora, “Oltre all’élite cittadina, a star dello spettacolo e a svariati campioni di automobilismo del passato come Mario Andretti e Jacques Villeneuve, erano presenti il governatore dell’Indiana e il vicepresidente degli Stati Uniti. Direi che parlo con cognizione di causa, ti pare?”

Kono si morse il labbro inferiore ed assunse un’espressione contrita:

Scusa!”, proruppe, “Il fatto è che me la sto facendo sotto… Non sono abituata a essere osservata da tante celebrità… Ci sono i veri campioni del surf… C’è perfino Grant Hidona!”

Era il primatista statunitense di surf, papabile per il titolo mondiale alle gare che si sarebbero tenute in Australia di lì a poche settimane.

Guarda che non hanno proprio niente più di te”, le fece osservare Chin, saggiamente, “Se non ti fossi rotta il ginocchio, adesso saresti anche tu tra di loro.”

Ha ragione”, rincarò la dose Danny, “e anche Leilani”, si voltò verso Leilani, intrigato, “Il vicepresidente degli Stati Uniti, eh?”

Già”, confermò la giovane donna, stringendosi nelle spalle.

E non eri nervosa?”, la interrogò Kono. Leilani annuì:

Da matti!”

Come hai fatto?”, volle sapere l’altra. Al ricordo, Leilani sorrise divertita:

Qualcuno mi ha detto che non sapevano neppure come allacciare le cinture di un’auto da gara.”

Steve sorrise, orgoglioso della sua donna: Leilani sapeva tirar fuori il meglio da ciascuno di loro semplicemente ricordando ad ognuno quel che realmente valeva. Forza Kono”, la incoraggiò Rachel, intervenendo inaspettatamente a sostenere la giovane, “Quando avrai finito, saranno tutti a bocca aperta.”. Rincuorata, Kono annuì. Poco dopo vennero a chiamarla per cominciare la sua esibizione che, come avevano previsto i suoi colleghi, fu impeccabile e strappò molti applausi al pubblico. Grace gridò di entusiasmo, tra i sorrisi degli adulti.

Mentre usciva dall’acqua cristallina, Kono fu bersagliata dagli scatti dei fotoreporter ed i cameraman zumarono sulla sua amabile figura, che venne proiettata sui due schermi giganti presenti sulla spiaggia.

È bellissima”, Chin udì dire ad un tizio poco lontano, “meriterebbe di fare l’attrice, o quanto meno la fotomodella.”

Il poliziotto si sentì più che mai orgoglioso della giovane cugina.

Tra gli applausi del pubblico, Kono tornò dai suoi colleghi ed amici.

Allora, come sono andata?”, domandò. Leilani accennò ai presenti che ancora battevano le mani:

Tu che ne dici?”

Kono sorrise, lusingata. Grace le si avvicinò e lei si chinò a ricevere il suo abbraccio:

Sei stata fantastica, Kono!”

Grazie, Gracie, sono contenta d’esserti piaciuta”, rispose la surfista: l’apprezzamento della sua piccola amica le era più caro di quello di qualsiasi VIP presente.

Su, dammi la tavola e vai a cambiarti”, la esortò Chin, prendendole il surf dalle mani ed indicandole le ampie cabine a disposizione degli atleti che si esibivano.

Ti aiuto”, si offrì Leilani.

Anch’io”, disse Rachel, “Grace, vuoi andare a giocare?”, e, poiché la bambina annuiva, si rivolse a Danny, “La porti tu?”

Ma certo”, rispose il detective, prendendo la mano della figlia, “Forza Grace, andiamo al parco giochi.”

Venti minuti dopo, Kono tornò abbigliata con un elegante abito nero e rosso, truccata di tutto punto; aveva raccolto i capelli ancora umidi sulla testa ed era molto affascinante, ed attirò parecchi sguardi maschili, come del resto anche Rachel e Leilani.

Steve non aveva occhi che per la sua donna, avvolta in un aderente vestito color ametista che le lasciava la parte alta del dorso scoperta. Giuntagli a fianco, Leilani gli mise un braccio sotto il suo e lo strinse. Lui si chinò in avanti e le mormorò all’orecchio:

Quand’è che finisce questa festa? Ho voglia di portarti a cena e poi a casa…”

Durerà ancora almeno un paio d’ore”, lo frenò lei ridendo, ma sentiva la sua stessa impazienza: sembrava che non riuscissero mai ad averne abbastanza l’uno dell’altra; Steve le sfiorò il lobo dell’orecchio con le labbra e le ginocchia le divennero molli, “Uhm, la cena possiamo anche ordinarla a domicilio…”

Steve sogghignò e si scostò. Buona idea”, approvò.

 Rachel si stava guardando intorno.

Se cerchi Danny, è ancora al parco giochi”, le disse Chin, indicando. La giovane donna guardò ed effettivamente scorse la sagoma atletica dell’ex marito all’inizio del molo, dove era stato allestito il piccolo parco giochi per intrattenere i bambini degli ospiti.

Torno subito”, disse, rivolta agli altri. Leilani nascose attentamente il proprio compiacimento: quando aveva saputo che anche Rachel sarebbe venuta alla festa, aveva pensato che l’esca che aveva lanciato ai due ex coniugi, ancora innamorati l’uno dell’altra anche se non volevano ammetterlo, stava funzionando.

Ma Steve oramai la conosceva troppo bene. Cos’è quell’aria furbetta?”, indagò sottovoce. Leilani gli sorrise:

Spero che quei due si decidano a tornare insieme”, spiegò, “si amano ancora, e prima o poi dovranno riconoscerlo.”

Non raccontò delle rivelazioni ricevute dall’uno e dall’altra separatamente: come tempo addietro aveva detto a Rachel, non era sua abitudine divulgare a terzi le confidenze degli amici, neanche a Steve. Tuttavia, poteva dirgli quello che pensava, e che sperava, come aveva appena fatto.

Me lo auguro anch’io”, dichiarò Steve, guardando Rachel che raggiungeva l’ex marito, “Danny è un brav’uomo e merita di essere felice.”

Frattanto, Rachel era arrivata a fianco di Danny, che si voltò per guardarla e sorriderle. Lei ricambiò il sorriso, poi distolse lo sguardo per dirigerlo su Grace, che stava dondolandosi sull’altalena ridendo spensierata; c’era un’altra dozzina di bambini, attentamente sorvegliati da cinque babysitter professionisti.

La nostra bambina è proprio bella, vero?”, disse piano Rachel, senza osare guardare Danny. Il detective sorrise ancor di più.

La più bella della festa, sì”, confermò. Rimasero qualche minuto a contemplare Grace che giocava, poi Danny prese coraggio a due mani e porse il braccio a Rachel:

Facciamo un giro, ti va?”

Rachel reagì prima ancora di pensare ed infilò il proprio braccio sotto quello di Danny:

Volentieri…”

Galvanizzato dalla reazione dell’ex moglie, il detective si avviò, superando il piccolo parco giochi e dirigendosi verso l’estremità del pontile. Con i tacchi, Rachel era più alta di lui di diversi centimetri, ma Danny c’era abituato e non ci fece caso.

Ti ho già detto che sei incantevole?”, Danny chiese a Rachel, cercando di usare un tono galante ma neutro, per non far pensare alla donna che c’erano dei sottintesi.

Ehm, no”, rispose lei, presa in contropiede.

Sei incantevole”, disse allora Danny, sorridendole nel suo caratteristico modo irresistibilmente simpatico. Rachel non riuscì a non sorridere di rimando.

Anche tu sei molto attraente, vestito in questo modo”, dichiarò vivacemente. A dire il vero, Danny era attraente vestito in qualsiasi modo. E lo era ancor più senza niente addosso… Accorgendosi di dove erano andati a parare i suoi pensieri, Rachel arrossì e guardò altrove.

Accorgendosi del suo imbarazzo, Danny non insistette e si limitò a continuare a camminare. Passeggiarono pigramente fino in fondo all’imbarcadero, dove rimasero qualche minuto a contemplare lo sconfinato orizzonte oceanico. Mentre tornavano indietro, un altro surfista mise la propria tavola in acqua e cominciò ad allontanarsi dalla riva per iniziare la propria esibizione; si trattava di Grant Hidona. Il suo era l’ultimo numero di surf della categoria adulti, poi si sarebbero esibiti i giovanissimi, le promesse del futuro.

Ormai erano a una decina di metri dal piccolo parco giochi, quando un bambino di forse sette anni sfuggì alla vigilanza dei custodi, corse verso il parapetto di legno del molo e si mise a saltellare gridando eccitato:

È il mio papà, è il mio papà!”

Era chiaro che si stava riferendo al campione di surf. Uno dei sorveglianti del parco giochi si mosse rapidamente per andare a recuperare il bambino: la balaustra non era chiusa da reti, ed il ragazzino avrebbe potuto facilmente infilarsi tra le assi di legno e cadere in acqua.

Istintivamente, anche Danny si mosse, lasciando Rachel per accelerare il passo; ma il peggio accadde nel giro di un istante: il bimbo si avvicinò al parapetto, inciampò e cadde a capofitto nel foro formato tra due assi verticali ed una orizzontale.

NO!”, urlò Danny, lanciandosi di corsa. Precedendo il babysitter, che pure si era gettato di corsa, arrivò dove era caduto il piccolo, si liberò della giacca e delle scarpe e, superando la balaustra d’un balzo, si buttò in acqua, in quel punto abbastanza alta. Dalla riva si alzarono delle urla, mentre un bagnino, nella tipica tenuta rosso-arancio, arrivava a spron battuto sulla battigia e si gettava a sua volta in acqua.

Rachel si mise a correre, per quanto le permettevano i tacchi alti: era addestrata in primo soccorso e forse poteva essere utile.

Frattanto Danny si era tuffato sott’acqua nel punto in cui aveva visto scomparire il bambino. In quel punto c’era una corrente abbastanza forte e dovette guardare in giro prima di individuarlo, qualche metro più in là. Si mosse freneticamente per raggiungerlo, lo afferrò e tornò in superficie con lui. Si accorse subito che era svenuto, così si mise a nuotare con tutte le sue forze verso riva. Il bagnino li raggiunse; vedendo che Danny stava agendo come un professionista, invece di subentrargli si limitò a prestargli assistenza, afferrando a sua volta il piccolo e nuotando in sincrono con il detective. Raggiunsero la riva in pochissimo tempo; Danny sollevò il ragazzino tra le braccia e lo portò in un punto asciutto, dove lo adagiò supino a terra.

Non respira!”, ansimò, rivolto al bagnino, cominciando a comprimere il piccolo petto con attenzione: un massaggio cardiaco troppo energico poteva provocare danni anche gravi.

Vedendo che l’altro sapeva quel che faceva, il bagnino si inginocchiò accanto a lui e, quando Danny fece una pausa, chiuse il naso del bimbo, gli aprì la bocca e vi soffiò dentro, praticandogli la respirazione artificiale.

Mentre il detective e l’assistente di spiaggia si alternavano nel soccorso al piccolo annegato, attorno a loro si raccolse una folla; Steve arrivò di gran carriera.

Polizia, fate largo!”, gridò, scostando la giacca per mettere in mostra il distintivo agganciato alla cintura. Istintivamente la gente si ritrasse, lasciandogli spazio; contemporaneamente arrivarono anche alcune guardie di sicurezza, mentre più indietro sopraggiungevano gli altri membri della Five-0.

Chiamate il 911!”, Steve esortò con urgenza uno della sorveglianza, che gli gridò di rimando:

Già fatto!”

Arrivò correndo una donna piangente:

Il mio bambino!”

Steve la vide barcollare, ma fortunatamente Chin, che le era proprio accanto, l’afferrò al volo prima che si accasciasse.

Bobby, Bobby!”, chiamò la madre disperata. Il campione di surf stava risalendo di corsa dalla battigia gridando il nome del figlio e Steve lo intercettò affinché non si buttasse su di lui, intralciando le operazioni di soccorso portate avanti da Danny e dal competente bagnino.

Forza Bobby, respira!”, lo esortò Danny con voce tesa, “Respira, piccolo!”

Interruppe la compressione ed il bagnino si chinò per soffiare nella bocca del ragazzino. Una, due volte. Poi Bobby tossì e sputò acqua, ed i due soccorritori si affrettarono a girarlo di fianco perché espellesse tutta l’acqua dai polmoni.

Dalla folla si sollevò un grido di giubilo, mentre in lontananza si udiva l’ululato delle sirene dell’ambulanza che si avvicinava. I genitori del bambino si gettarono in ginocchio accanto al figlio chiamandolo per nome; il piccolo tossiva ancora, ma aprì gli occhi e li guardò.

Bambino mio!”, la madre esultò. Danny ed il bagnino si scambiarono uno sguardo di sollievo; il bagnino gli porse la mano:

Vince Clayton”, si presentò, “Bel lavoro.”

Danny Williams”, ricambiò il detective, “Grazie, anche lei.”

Giunsero i soccorritori del 911 con una barella ed altre attrezzature mediche. Danny e Clayton si scostarono per lasciarli lavorare.

Cos’è successo?”, li interrogò il capo dei paramedici. Mentre Clayton spiegava l’accaduto, qualcuno porse a Danny una salvietta di spugna. Voltandosi, il poliziotto vide che si trattava di Steve.

Grazie, vecchio mio”, disse, prendendola ed asciugandosi i capelli sgocciolanti.

Non c’è di che”, rispose l’amico, dandogli una pacca sulla spalle, “Sei stato grande.”

Avresti fatto esattamente lo stesso”, si schermì Danny, scuotendo la testa, poi sentendosi tirare una manica si girò e vide Rachel, “Ehi…”

La giovane donna lo abbracciò di slancio, indifferente al fatto che fosse bagnato fradicio. Steve scambiò uno sguardo saputo con Leilani e fece un passo indietro per lasciar loro un minimo di privacy.

So che sei un eroe di mestiere”, Rachel mormorò all’orecchio di Danny, “ma questo non toglie niente al coraggio, all’abnegazione e alla generosità del tuo gesto di oggi.”

Oh andiamo…”, tentò di minimizzare lui, “Ho giurato di servire e di proteggere questa comunità, non stavo facendo altro che il mio lavoro…”

Pensala come ti pare”, gli disse vivacemente Rachel, scostandosi, “ma potevi lasciar fare ai bagnini, invece ti sei buttato in acqua senza pensarci due volte: questo va al di là del semplice adempimento del proprio dovere. Punto.”

Si stava avvicinando la governatrice Jameson, che si fermò a pochi passi dalla coppia. Scorgendola, i due si separarono, e la governatrice guardò Danny:

Detective Williams, la ringrazio per il suo gesto”, disse nel tono fermo di una politica consumata, ma con un sottofondo emozionato che non le era abituale, “Bobby è il nipote di una mia cara amica.”

Come ho appena detto”, dichiarò Danny, “non ho fatto altro che il mio dovere, signora.”

Certamente”, confermò la Jameson, guardando con un sorriso Rachel che stava facendo una smorfia, “come vuole, detective. Ma io e la signora qui presente siamo d’altro avviso, vero, mia cara?”

Proprio così, Governatrice”, confermò Rachel con enfasi, annuendo convinta.

E anch’io”, intervenne Steve, guadagnandosi un’occhiataccia dall’amico.

In quella, giunse il padre del bambino, che si rivolse a Danny:

Sono Grant Hidona”, si presentò, porgendogli la mano, “Volevo ringraziarla per aver salvato la vita di mio figlio Bobby. A chi ho l’onore di stringere la mano?”

Detective Danny Williams”, rispose il poliziotto, “Come stavo cercando di dire alla governatrice Jameson, ho solo fatto il mio dovere di servitore della comunità.”

Solo allora Hidona parve notare il distintivo alla cintura di Danny.

Essere un poliziotto non significa automaticamente essere un eroe”, replicò, scuotendogli la mano con maggior forza, “Mia moglie ed io le saremo eternamente grati. Cosa posso fare per sdebitarmi?”

Danny comprese che non era il caso di insistere a sminuire il proprio comportamento, anche se ai suoi occhi non c’era niente di eroico in esso.

Mi tenga informato sulla salute di Bobby”, disse quindi, con semplicità.

Ma certo! Mi dica solo come contattarla.”

Tramite me, Grant”, intervenne la governatrice Jameson, “Penserò personalmente a dargli i tuoi messaggi.”

Grazie, Governatrice”, disse Hidona, poi guardò verso i paramedici, che avevano caricato Bobby sulla barella e stavano cominciando ad allontanarsi in direzione dell’ambulanza, “Adesso devo andare.”

Mentre il campione di surf si allontanava, la Jameson si scusò:

Devo andare a rassicurare gli ospiti”, disse, “Tutto è bene quel che finisce bene, ma ora è giusto che i giovani futuri campioni del surf abbiano il loro momento di gloria.”

Frattanto che parlavano, alcuni cronisti si erano raccolti a poca distanza; dopo che la governatrice si fu congedata, il più intraprendente si fece avanti col microfono teso:

Signore, cosa ci può dire di quanto è accaduto?”

Poco o per niente avvezzo ai riflettori della ribalta, Danny lo guardò per un istante senza capire, poi scosse la testa in segno di diniego:

Devo andare a cambiarmi”, disse semplicemente, ignorando la domanda, e si voltò, tallonato da Rachel. Il giornalista non voleva demordere e fece per seguirlo, ma Steve, Leilani, Kono e Chin gli sbarrarono il passo, impedendoglielo.

Dopo aver recuperato le scarpe e la giacca, Danny si rivolse a Rachel:

Chiamo un taxi e mi faccio portare a casa. Tu rimani qui con Grace, la festa durerà ancora un paio d’ore…”

Niente da fare, ti riaccompagno io”, disse la donna in tono deciso, “E poi, anch’io sono bagnata, e ho le scarpe piene di sabbia: non posso certo rimanere qui in queste condizioni, ti sembra? Prendiamo Grace e vi porto a casa tua.”

Danny non obiettò, così chiamarono la figlia, che venne da loro di corsa.

Ho visto tutto, papà!”, esclamò Grace, abbracciando il padre, “Hai salvato quel bambino, sei un eroe!”

Beh veramente…”, cominciò Danny, ma vedendo l’occhiataccia di Rachel cambiò tattica, “Grazie, scimmietta.”

Si incamminarono, tenendo per mano la figlia in mezzo a loro come una qualsiasi famigliola. Leilani li vide da lontano e diede di gomito a Steve. Anche lui guardò e sorrise.

—— Continua… —

NB.Per i contenuti della fanfiction si consiglia la lettura ad un pubblico esclusivamente adulto (NC-17).Disclaimer: Si ricorda che tutti i personaggi della serie “Hawaii Five-0” ed i suoi personaggi sono esclusiva proprietà della CBS; sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro, né si intende infrangere alcun diritto di copyright. “E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

“I fiori del Paradiso” – parte 2 – Capitolo XV: “Passione e tenerezza”

Continua la nostra FanFiction che tanto appassiona le nostre fan!

Finalmente la seconda parte…ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

PS: ATTENZIONE!!! Capitolo Hot! 

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“Oh Steve… aloha au la’oe…”, bisbigliò Leilani, sopraffatta, buttandogli le braccia al collo. Steve parlava l’hawaiano abbastanza bene, così non ebbe alcuna difficoltà a comprendere quelle parole: ti amo. Le parole per una risposta appropriata gli salirono alle labbra, pescate da qualche meandro della sua memoria:
“Leilani, nau ko’u aloha, no kau a kau…”
Il mio amore è tuo, per l’eternità… La donna rise tra le lacrime: la pronuncia di Steve lasciava alquanto a desiderare, ma il fatto che si sforzasse a parlare la lingua nativa la commosse quasi di più che le intense parole. Si tolse l’auricolare ormai superfluo e si ritrasse per guardare il suo uomo negli occhi, ora di un brillante colore verde smeraldo.
“O ku’u aloha no’oe”, disse sottovoce, sorridendo. Sei davvero il mio amore.
L’espressione di Steve si rischiarò infine completamente.
“Dunque mi credi?”, chiese, con evidente sollievo. Leilani arricciò le labbra, fingendo di pensarci:
“Beh, diciamo che sono propensa a dar credito alla tua versione dei fatti…”
Steve la strinse forte a sé; sorpresa, la donna ricambiò l’abbraccio.
“Cosa posso fare per spazzar via ogni dubbio, amore mio?”, le bisbigliò in un orecchio. Il suo alito caldo le fece correre un brivido altrettanto caldo lungo la spina dorsale.
“Baciami”, lo esortò. Steve non se lo fece ripetere e cominciò subito, posando le labbra sulla curva del suo collo, risalendo fin sotto l’orecchio, sfiorandone il lobo, poi seguendo la linea della mascella fino ad arrivare alle labbra di Leilani, già schiuse nell’attesa del suo bacio. Con la punta della lingua le sfiorò l’angolo della bocca, le mordicchiò delicatamente prima il labbro superiore, poi quella inferiore. Leilani emise un piccolo gemito di frustrazione, ed allora, finalmente, Steve spinse la lingua nella sua bocca in un bacio profondo ed appassionato. Leilani emise un altro piccolo gemito, stavolta di appagamento, e lo ricambiò con altrettanta passione.
Si baciarono e ribaciarono per un tempo lunghissimo; non appena uno staccava le labbra, l’altro lo cercava di nuovo, e ricominciavano. Ben presto entrambi furono accaldati e a corto di fiato.
Steve finalmente riuscì ad allontanare il viso per parlare:
“Credo che dovremmo trasferirci in camera da letto…”
Leilani aveva sentito già da un pezzo la sua durezza maschile premerle contro il ventre, cosa che aveva contribuito non poco ad infiammarla, e la proposta le piacque; ma era stata in giro tutto il pomeriggio ed era rientrata stanca e sudaticcia. Quando aveva udito Steve alla propria porta, inizialmente aveva deciso di ignorarlo ed era andata a prepararsi un bagno, ma poi aveva cambiato idea e si era risolta ad ascoltarlo.
“Ho in mente un’altra cosa, bel marinaio…”, mormorò. Steve deglutì: ogni volta che lei lo chiamava così, gli faceva un effetto devastante.
“D’accordo, fammi strada, mia principessa”, rispose. Fu la volta di Leilani di deglutire: chiunque altro l’avrebbe irritata, a chiamarla così, ma Steve invece lo usava per esprimerle la propria devozione. Lo prese per mano e lo condusse fino alla stanza da bagno. La vasca era colma di acqua profumata con essenze di piante e fiori dalle proprietà rilassanti, e sulla superficie galleggiavano petali e fiori interi di bianchi frangipani e di ibisco rosa.
Steve guardò la vasca e sorrise: non era affatto una cattiva idea fare il bagno assieme, era una cosa molto sexy ed allo stesso tempo romantica; quel pensiero gli fece venire un’idea.
“Vai prima tu, io arrivo subito”, le disse, girandosi e tornando in soggiorno. Leilani ne fu sorpresa, ma non più di tanto; raccolse i capelli in uno stretto nodo, si spogliò e scivolò in acqua. Giudicò il livello troppo alto per due persone, e fece scorrer via una parte del liquido tiepido. Poi prese un frangipani e se lo infilò dietro l’orecchio, prima di rilassarsi contro il bordo della vasca, la testa appoggiata ad un asciugamano.
Poco dopo Steve era di ritorno con un vassoio sui cui aveva appoggiato una dozzina di tea light accese nei relativi bicchierini di vetro colorato, che le aveva regalato dopo che lei aveva espresso apprezzamento per quelli che lui aveva usato durante la loro prima cena da soli, il giorno che avevano scoperto di amarsi. Ne accomodò alcune sulla mensola davanti allo specchio, in modo da aumentare la luminosità, le altre sul ripiano che contornava i tre lati della nicchia in cui era inserita la vasca, tra lozioni, spugne e saponette; infine spense la luce, lasciando solo il morbido chiarore delle candele.

Leilani gli rivolse un sorriso di approvazione: Steve la stupiva sempre con i suoi atteggiamenti romantici, che facevano un sorprendente contrasto col suo carattere piuttosto burbero.
Mentre Steve si liberava in fretta dei vestiti, rimanendo nudo in tutta la sua gloria maschile, il suo sorriso lentamente si spense: la vista del suo fisico statuario le mozzò il fiato, e si chiese se si sarebbe mai abituata a tanta grazia. Ne dubitava.
Girandosi, Steve colse il suo sguardo bramoso e si sentì rimescolare. Essere guardato a quel modo da Leilani gli faceva sempre quell’effetto. Inghiottì nel tentativo di inumidire la bocca improvvisamente prosciugata di ogni traccia di saliva.
“Smettila subito di guardarmi così”, gracchiò. Gli occhi di Leilani, che stavano discendendo lungo il suo corpo ammirandone ogni centimetro quadrato, tornarono di colpo nei suoi:
“P…perché?”, chiese, inciampando sulla prima lettera della parola.
“Perché se continui così, come entro in vasca è bella che fatta.”
Le labbra di Leilani si curvarono in un sorrisetto sfrontato; per soprammercato, sporse la punta della lingua e se la passò lentamente sulle labbra. Steve sentì il sangue che gli ribolliva nelle vene.
“Ti faccio notare che sono a digiuno di te da domenica scorsa”, disse lei a bassa voce. Steve non ebbe bisogno d’altri incitamenti: l’attimo dopo era inginocchiato nella vasca, tra le gambe di Leilani, si chinò in avanti e la baciò. Lei sollevò le braccia fuori dall’acqua e gli circondò la vita, ricambiando il suo bacio con tutto l’ardore derivante da una settimana di astinenza e da un pomeriggio di sconforto, nonché dalla gioia di veder confermato più che mai l’amore del suo uomo.
Steve si staccò dalle sue labbra e la guardò; i suoi occhi erano del profondissimo blu degli zaffiri, un colore che esprimeva tutto il suo desiderio per lei. Leilani si sentì andare a fuoco.
“Siediti”, gli disse, con voce roca. Steve obbedì, mettendosi seduto al centro della vasca, mentre Leilani si muoveva e si metteva cavalcioni sopra le sue gambe. Il movimento congiunto di entrambi fece traboccare un po’ d’acqua dall’orlo della vasca, ma i due amanti non se ne preoccuparono minimamente.
Steve sollevò le mani e le chiuse a coppa attorno ai piccoli, adorabili seni di Leilani, poi abbassò il viso e prese un capezzolo tra le labbra. Leilani gettò la testa all’indietro ed emise un sospiro di piacere; passò le proprie mani sul petto di Steve in una carezza sensuale, facendole poi scendere in acqua, giù lungo l’addome muscoloso fino a chiuderle attorno al suo turgore virile. Ovviamente lui l’aveva sentita arrivare, ma ciò non di meno sobbalzò al suo tocco eccitante ed un’esclamazione deliziata gli sfuggì dalla gola. Decise di contraccambiare ed immerse una mano fino a raggiungere il fiore della femminilità di Leilani, accarezzandone delicatamente i morbidi petali; nell’acqua non poteva controllare se fossero roridi di passione, pronti ad accoglierlo, ma il loro calore ed il gemito strozzato che udì non gli lasciarono molti dubbi.
“Prendimi, Steve…”, mormorò Leilani con voce rotta di emozione, “Non aspettare, amami, amami subito, ho bisogno di te… Nou no ka i’ini…”
Ti desidero… Erano state lunghe ore di incertezza e di sconforto, per Leilani, e adesso voleva cancellarle con l’affermazione fisica del loro amore. A Steve piaceva indugiare nei preliminari, ma comprese che in quel momento non era il caso; pertanto, fece come lei gli chiedeva: la sollevò leggermente e poi l’abbassò su di sé, posizionandola con attenzione, ed infine scivolò dentro di lei finché non furono completamente congiunti. Leilani emise un singhiozzo, che esprimeva tanto piacere quanto sollievo e commozione; quel suono fece venire le lacrime agli occhi di Steve, che solo allora si rese pienamente conto di quanto male lei era stata in quelle ore in cui aveva creduto di essere stata tradita. La strinse forte e la baciò intensamente, cercando di farle sentire tutta la forza e la profondità del suo amore per lei. Ancora stentava a credere che al mondo potesse esistere un sentimento così travolgente come quello che provava per Leilani.
Poi cominciò a muoversi dentro di lei. A causa della posizione, non poteva fare molto; Leilani se ne rese subito conto ed iniziò a sua volta a muoversi, conducendo la loro danza dell’amore con tutta l’abilità di cui era capace. Staccò le labbra da quelle di Steve e lo fissò con occhi ardenti, e lui ricambiò il suo sguardo con uno tanto rovente di passione da toglierle il fiato. Tornarono a baciarsi, abbeverandosi, ubriacandosi l’uno dell’altra. Il piacere cominciò a serpeggiare nei loro grembi, crescendo, intensificandosi, montando come l’onda della marea, fino a deflagrare in un’esplosione che li proiettò oltre le stelle in luoghi sospesi al di fuori del tempo e dello spazio, piacere insieme spirituale e fisico, carne ed anima indissolubilmente fusi assieme, cuori che comunicavano battendo all’unisono. Poi adagio discesero dalle cime vertiginose a cui erano pervenuti, in una lenta spirale che li riportò nel mondo normale. Entrambi avevano chiuso gli occhi, sopraffatti dalla straordinaria forza del piacere reciproco; ora tornarono ad aprirli, e ciascuno trovò nello sguardo dell’altro la conferma che quanto era appena accaduto non era frutto della propria immaginazione, ma era vero e reale.
“O Lani… mia Lani…”, bisbigliò Steve, la voce zeppa d’emozione.
“Steve, ko’u aloha…”, sussurrò lei di rimando. Amore mio…Steve pensò che quelle parole, in quella lingua e sulle labbra di Leilani, erano la cosa più bella del mondo.
Si strinsero l’uno all’altra, cullandosi dolcemente, esprimendo con la tenerezza quello che prima avevano espresso con la passione. Entrambi sentivano la testa girare.
Quando finalmente le vertigini si acquietarono ed i loro respiri affannosi furono tornati alla normalità, si separarono. Leilani, che era stata per tutto il tempo con le gambe ripiegate ai lati di quelle di Steve, tornando a sedersi contro il bordo della vasca fece una smorfia:
“Accidenti, mi si è addormentato un piede!”
Prontamente Steve le prese entrambi i piedi:
“Quale?”
Lei mosse quello destro, e lui cominciò a massaggiarlo abilmente. In breve ripristinò la circolazione e Leilani sospirò di sollievo. Poi le cadde l’occhio su una delle saponette poste sul ripiano attorno alla vasca e ridacchiò:
“Normalmente ci si fa il bagno per lavarsi”, osservò, lanciando a Steve uno sguardo divertito, “mentre finora abbiamo fatto tutt’altro…”
Afferrò la saponetta e la lanciò all’ex Navy SEAL, che l’afferrò al volo e l’annusò. Aveva un profumo vagamente floreale, ma non eccessivamente dolce.
“Olio di monoi?”, domandò, riferendosi al famoso cosmetico tipicamente polinesiano, prodotto con i fiori di tiarè e la polpa di cocco, dalle note proprietà idratanti. Leilani annuì, confermando, e ne prese una per sé.
Finito il bagno, si asciugarono con grandi teli di spugna e cominciarono a rivestirsi. Steve era pensoso.
“Che ne diresti se ti portassi a cena?”, domandò all’improvviso. Leilani guardò l’orologio sulla mensola della vasca.
“Sono quasi le otto”, gli fece notare, “di sabato sera”, aggiunse, con intenzione, “Non sarà facile trovar posto, senza prenotazione.”
Steve ebbe un sorrisetto:
“Tu lascia fare a me. Ti basta un’ora per prepararti e venire fino a casa mia?”
“Stai scherzando”, disse lei, facendogli una linguaccia: Steve sapeva benissimo che era piuttosto veloce, “Che tenuta devo mettere?”
“Romantica”, rispose lui, pescando l’iPhone dalla tasca dei pantaloni e cominciando a cercare un numero sulla rubrica, “e dato che la tua roba è a casa mia, poi dormiremo là, okay?”
“Sembra un buon piano”, sorrise Leilani, lasciando perdere la camicetta per andare in camera a scegliere un altro tipo d’abbigliamento. Qualche minuto dopo, Steve si affacciò sulla porta proprio mentre lei si stava allacciando il reggiseno di un completino di pizzo color avorio discretamente sexy.
“Uhm…”, bofonchiò, “Se non avessi già prenotato rinuncerei alla cena.”
“Ah no, oramai sei in ballo e devi ballare!”, lo prese in giro lei ridendo, “Allora, dove si va?”
“Al Baci Bistro del mio vecchio amico Giovanni Esposito”, rispose Steve, cercando d’ignorare il canto di sirena che Leilani in deshabillé rappresentava sempre per lui, “Un posto per me lo trova sempre, anche se ha il pienone.”
Il locale, un romantico ristorante italiano, era situato al numero 30 di Aulike Street, a pochi minuti dalla casa di Steve; il proprietario, oriundo napoletano, vent’anni prima era stato tirato fuori da una brutta situazione da Jack McGarrett, e da allora i due erano sempre stati amici. Giovanni era venuto al funerale di Jack ed aveva pianto senza vergogna sulla sua tomba, dichiarando d’aver perso non un amico, ma un fratello. Quando Steve lo aveva chiamato per domandargli un tavolo per due perché voleva portare a cena la donna della sua vita, era stato felicissimo di esaudire la sua richiesta ed aveva dichiarato che avrebbe loro offerto il miglior spumante della sua riserva personale.
“Capisco”, disse Leilani sorridendo, “Ora asciugati la bava, marinaio, e vai a casa a cambiarti. Sarò da te tra quaranta minuti al massimo.”
Steve non poté fare a meno di sogghignare: che lei lo canzonasse perché le sbavava dietro non lo oltraggiava minimamente, dato che sapeva benissimo che la cosa era reciproca.
“Okay, mia principessa, a dopo”, si congedò. Sul viso di Leilani fiorì un sorriso luminoso, lo stesso sorriso che lo aveva colpito dritto al cuore la prima volta che l’aveva vista, sulla soglia dell’ufficio della Five-0.
Cinquanta minuti più tardi giunsero al Baci Bistro a bordo della Camaro di Steve. Leilani vestiva un’ampia gonna bianca a balze, in leggera mussolina di cotone, con un aderente top rosso decorato da strass argentati, e sandali dal tacco alto; i capelli erano sciolti sulle spalle e ornati di un grande fiore bianco. Steve invece indossava un completo di lino di colore scuro con una camicia celeste, ma era senza cravatta, come suo solito.
Giovanni Esposito li accolse festosamente e baciò la mano di Leilani con galanteria d’altri tempi; era un uomo imponente, dai capelli scuri brizzolati e con un bel paio di baffi da sparviero, ancora affascinante nonostante i sessant’anni suonati. Li fece accomodare e portò loro immediatamente un secchiello col ghiaccio contenente un prestigioso spumante secco italiano, da usare come aperitivo ed a tutto pasto, se sceglievano il menù di pesce. Sia Steve che Leilani adoravano il pesce, così non ci furono molte esitazioni nelle loro ordinazioni: un antipasto di gamberetti marinati alla griglia per entrambi, linguine alle vongole per Leilani e bucatini alle cozze per Steve, e per secondo pesce spada fresco di giornata cotto alla griglia, con contorno di insalata mista. Poiché le porzioni di Giovanni erano particolarmente abbondanti, rinunciarono al dessert, ma bevvero un ottimo caffè espresso. Alla fine, il padrone di casa offrì loro del limoncello fatto in casa e si complimentò con Steve per la sua bellissima fidanzata; lo disse in italiano, ma il significato delle sue parole era ugualmente comprensibile. Leilani aspettò di vedere se Steve lo correggeva – tecnicamente, non erano fidanzati, dato che tra loro non era ancora mai stato discusso l’argomento matrimonio – ma lui non lo fece, e lei si adeguò, pur chiedendosene il motivo.
Mentre stavano uscendo, incrociarono un venditore ambulante di lei che stava entrando; Steve ne acquistò una di fiori e foglie di gelsomino, che offrì a Leilani, la quale l’accettò sorridendo: tra innamorati, era una tacita dichiarazione d’amore.
Quando tornarono a casa di Steve, era quasi mezzanotte; il cielo era terso e magnifico, trapuntato di stelle, un poco offuscate dallo splendore di una superba luna piena.
“Non ho un filo di sonno”, disse il padrone di casa, sorridendo a Leilani, “Che ne dici se ci mettiamo un po’ in giardino a guardar le stelle?”
“Bella idea”, approvò la giovane donna. Steve andò a prendere un plaid, poi passando dal terrazzo andarono in giardino, dove si posizionarono in un angolo riparato dalla fresca brezza notturna che spirava dall’oceano. Si tolsero le scarpe e si sdraiarono a contemplare la volta stellata, la testa di Leilani nell’incavo del braccio di Steve.
Leilani guardò la luna che rifulgeva in cielo, quasi allo zenith.
“C’è una danza sacra in onore di Mahina, la Dea della luna”, disse a Steve, “Un tempo, le sacerdotesse usavano eseguirla ad ogni plenilunio.”
“E tu la conosci?”, domandò lui, accarezzandole il braccio.
“Sì, e qualche volta la faccio, nel giardino di casa.”
Steve girò la testa e le baciò i capelli.
“Vorresti farla ora, qui? Adoro vederti danzare…”
Leilani lo sapeva bene: da quando stavano insieme, aveva danzato la ha’a per lui diverse volte, sia a casa propria che a casa sua. Sorrise: le piaceva danzare per lui.
“Ma certo”, accettò, sciogliendosi dal suo abbraccio. Si alzò e si tolse il top e il reggiseno; con solo la lei a ornarle il busto, si allontanò di qualche passo, per poi voltarsi verso il suo uomo; Steve si sollevò a sedere, gli occhi sgranati: la luce lunare l’avvolgeva nel suo tenue folgore argentato e la faceva assomigliare ad una creatura fatata.
Senza musica, Leilani cominciò ad eseguire la danza sacra con movenze al contempo leggiadre e sensuali, intrecciando passi a mano a mano sempre più complessi senza apparentemente alcuno sforzo. Steve la guardò incantato, seguendo ogni mossa con occhi colmi d’ammirazione. In quel momento, gli appariva più di una semplice donna mortale, per quanto di lignaggio regale: era più simile ad una dea… a Pele, o a Hi’iaka, la cui storia Leilani aveva narrato in danza la prima volta che l’aveva vista eseguire la ha’a. Se non lo fosse già stato, si sarebbe perdutamente innamorato di lei in quel preciso istante.
La danza terminò con Leilani che sollevava le braccia verso l’astro notturno in un gesto di reverenza. Istintivamente, Steve alzò gli occhi per guardare la luna: per un attimo, gli sembrò quasi viva, come se la dea Mahina si stesse compiacendo dell’omaggio della donna.
Fu solo un istante, poi passò. Un po’ stordito, Steve guardò nuovamente Leilani, che stava tornando a sedersi accanto a lui.
“È stato magnifico”, disse sottovoce, sopraffatto, “Sembravi una dea. E non certo nel senso che do alla parola quando lavoriamo”, precisò.
Leilani gli sorrise:
“L’avevo capito, ku’u lei.”
Mio amato.
“E kipa mai, ku’u aloha”, replicò Steve, aprendole le braccia. Vieni da me, amore mio.
Il sorriso di Leilani si allargò: lo adorava, quando si sforzava di parlare l’hawaiano, e doveva ammettere che ultimamente il suo accento era molto migliorato. Gli si strinse addosso di slancio; si baciarono, dapprima con tenerezza, poi via via con fervore crescente. Ricaddero sulla coperta, e ben presto i vestiti volarono tutt’attorno mentre, colti da una frenesia improvvisa, si affrettavano al congiungimento fisico, l’espressione massima del congiungimento delle anime che è consentita agli esseri umani. Sotto la magica luce diffusa da Mahina, si amarono con passione ed assieme con tenerezza, carne e sentimento indistinguibili l’uno dall’altro poiché, semplicemente, erano le due facce della stessa medaglia.
Al momento del culmine, Leilani spalancò gli occhi e vide la luna proprio sopra di loro; una commozione incredibile la colse, amplificando il piacere, e lacrime di gratitudine debordarono dalle sue palpebre, rigandole le tempie mentre un grido le sfuggiva dalla gola. Steve rabbrividì violentemente, riversando la propria essenza dentro di lei mentre con un lungo, basso gemito faceva eco al grido di Leilani.
Quando il tumulto dei loro corpi e dei loro cuori si fu un poco calmato, Steve sentì del bagnato sulla guancia e comprese che Leilani aveva pianto. Le baciò la traccia lasciata dalle lacrime, asciugandola con le labbra, poi le baciò gli occhi dalle ciglia ancora umide.
“Amore mio… perché piangi?”, le domandò in un sussurro, d’un subito turbato. Lei lo strinse forte.
“Troppa felicità”, rispose in tono altrettanto basso, “Sento il cuore traboccare. Pensavo che fosse una frase da soap opera, scontata e melensa… ma mi devo ricredere…”
Lui ricambiò l’abbraccio.
“Pure io la pensavo così, ma ho cambiato idea…”, confessò. Leilani cercò la sua bocca e lo baciò con abbandono. Steve la ricambiò senza riserve.
Fu solo dopo un bel pezzo che si separarono e, senza preoccuparsi troppo di rivestirsi, raccattarono gli abiti e la coperta ed andarono a dormire.

—— Continua… —

NB.Per i contenuti della fanfiction si consiglia la lettura ad un pubblico esclusivamente adulto (NC-17).Disclaimer: Si ricorda che tutti i personaggi della serie “Hawaii Five-0” ed i suoi personaggi sono esclusiva proprietà della CBS; sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro, né si intende infrangere alcun diritto di copyright. “E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.

“I fiori del Paradiso” – parte 2 – Capitolo XIV : “Una brutta sorpresa”

Continua la nostra FanFiction che tanto appassiona le nostre fan!

Finalmente la seconda parte…ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

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“I fiori del Paradiso” – parte 2 –  Capitolo XIII : Una brutta sorpresa

Il sabato pomeriggio seguente, Leilani andò a casa di Steve per trascorrere con lui il fine settimana, come oramai era loro abitudine fin dalla prima volta – almeno quando non c’era un caso da seguire – alternandosi una volta a casa di lei e una volta a casa di lui. Arrivando, vide che nel vialetto c’era un’auto sconosciuta, una decappottabile rossa fiammante. Chiedendosi chi mai poteva essere, Leilani parcheggiò, prese dal sedile accanto la borsa con le poche cose che le sarebbero servite durante il fine settimana e scese dall’auto, per poi avviarsi all’ingresso. Pescò dalla borsetta le chiavi – lei e Steve si erano scambiati le chiavi delle rispettive case otto giorni prima – e le usò; entrando in casa, dal breve corridoio d’ingresso che portava al soggiorno udì una voce femminile dire in tono estatico:

Oh Steve, non sai quanto ti amo…”

Leilani si sentì gelare; ma no, si disse, sarà la TV, casualmente il nome del personaggio era uguale a quello del suo uomo. Avanzò di pochi passi fino ad affacciarsi sul soggiorno, dove quel che vide la paralizzò.

Steve era seduto sul divano, ed in braccio, accovacciata sul suo grembo, teneva una donna bruna; i due si stavano baciando appassionatamente.

Catherine…”, sentì Steve dire. Le dita prive di forza di Leilani lasciarono cadere a terra la borsa; gli occhi sbarrati, la donna vide i due sul divano sussultare al rumore, staccarsi e guardare nella sua direzione.

Steve si drizzò di colpo e balzò in piedi; con un’esclamazione indignata, la donna cadde sul tappeto, battendo il fondoschiena.

Leilani!”, esclamò Steve, “Non è come pensi!”

Che cliché trito e ritrito, pensò Leilani, stordita. Senza una parola, piroettò su se stessa e si precipitò di corsa fuori dalla casa, volando verso la propria macchina, le dita che frugavano freneticamente nella borsetta alla ricerca delle chiavi. Le trovò, aprì col telecomando, balzò a bordo e mise in moto, ingranò la retromarcia e sterzò violentemente per girare il veicolo, poi innestò la prima e partì a razzo, facendo fischiare le ruote.

Steve si era fiondato dietro di lei, chiamandola a gran voce; raggiunse la porta d’ingresso che lei stava saltando a bordo e di nuovo urlò il suo nome, ma Leilani lo ignorò. Allora si catapultò lungo il vialetto con uno scatto degno di un centometrista, ma quando lo raggiunse, il SUV bianco stava già accelerando lungo il vialetto, lasciandolo a mangiar la polvere.

Maledizione!”, gridò, furibondo. Ma non era furioso con Leilani, lo era con se stesso, per essersi cacciato in quella situazione. E con Catherine, che aveva contribuito a cacciarcelo.

La colpevole si affacciò sulla soglia.

Chi era, quella?”, domandò, sbalordita, massaggiandosi il fondoschiena offeso. Steve si girò sentendo il sangue montargli alla testa:

CHI ERA QUELLA?!”, sbraitò, “ERA LA DONNA CHE AMO!!!”

Tornò verso casa a grandi passi; sul suo volto c’era un’espressione così ferale che Catherine istintivamente si ritrasse.

Co… come?”, balbettò, “Non mi avevi detto che stavi con un’altra…”

E ci credo, non mi hai lasciato la possibilità di parlare!”, strepitò Steve, fuori di sé dalla collera, “Vieni qui dopo dieci mesi che mi hai mollato, senza chiedere niente, senza pensare che forse posso aver trovato un’altra persona, mi dici semplicemente scusa tesoro ho sbagliato e poi mi salti addosso! Ma cosa ti credevi di fare, ripartire da dove eravamo come se non fosse successo nulla?!”, Steve si fermò per riprendere fiato, tentando disperatamente di calmarsi, “Ascoltami, Catherine, sei stata importante per me, e per tutto il tempo che siamo stati insieme non ho guardato altre donne; ma ora amo Leilani, l’amo veramente, e non intendo perderla per niente al mondo, perché lei è la donna della mia vita, e nessun’altra. Va’ via e non cercarmi più.”

Catherine si sentì riempire gli occhi di lacrime: il tono di Steve era deciso e definitivo, e non le dava alcuna speranza. In quei mesi di lontananza, aveva avuto modo di pentirsi amaramente della sua decisione di lasciarlo, così non appena aveva potuto era tornata e lo aveva cercato. Sì, era stato molto stupido da parte sua non prendere in considerazione la possibilità che lui frattanto poteva essersi trovato un’altra donna. Ma chi si era creduta di essere, la Dea dell’amore personificata, ché lui non poteva dimenticarla?

Perdonami”, disse in un soffio, “Ho sbagliato tutto. Ho sbagliato a lasciarti, ho sbagliato a tornare, e soprattutto ho sbagliato a presentarmi senza preavvisarti. Mi spiace se ho messo in crisi la tua relazione con la tua nuova ragazza. Me ne vado, e non mi vedrai più, non temere.”

Tornò in soggiorno a riprendere la borsetta, che aveva lasciato cadere a terra; uscendo passò accanto a Steve, che si scostò per agevolarle il passaggio. Lo guardò un’ultima volta:

Nella vita ho fatto cose di cui poi mi sono pentita”, disse sottovoce, “L’averti lasciato è una di queste. Ti auguro ogni felicità.”

Il dolore nel tono di Catherine placò la rabbia devastante che ancora ribolliva dentro Steve. Aveva amato questa donna, anche se in un modo neppure lontanamente paragonabile a come amava Leilani, ed in nome di quel sentimento non poteva serbarle rancore, né per la sofferenza che gli aveva cagionato mollandolo, né ora per l’inopportuno ritorno.

Anch’io ti auguro ogni felicità, Cathy”, dichiarò sinceramente, usando il diminutivo con cui l’aveva sempre chiamata, “Troverai un uomo migliore di me.”

Lei annuì, ma allontanandosi mormorò tra sé, stando attenta a non farsi sentire:

Ne dubito, Steve. Ne dubito.”

Steve la guardò salire in auto e allontanarsi, poi corse in casa a prendere le chiavi della Camaro; meno di dieci minuti dopo era davanti alla porta di casa di Leilani e suonava il campanello, più e più volte, ma senza ottenere risposta. Del resto, il suo SUV non era posteggiata nel vialetto come al solito, e l’ispezione attraverso la finestrella del garage gli rivelò che non si trovava neppure lì. Allora provò a chiamarla al cellulare; lei non rispose, ma del resto non se lo era aspettato, anche se ci aveva sperato.

Steve si guardò attorno. Dove poteva essere andata? Ci pensò su, poi prese una decisione e tornò a salire in macchina, dirigendosi verso la casa dei genitori di Leilani. Non trovandola, andò a casa di Nahele e Sheila, ma non la trovò neppure lì. Al cugino ed a sua moglie raccontò che lui e Leilani avevano bisticciato e che voleva chiederle perdono, e Sheila si offrì di chiamare Leilani. Mise il vivavoce ed ottenne risposta al terzo squillo:

Ciao Leilani, sono Sheila.”

Ciao Sheila…”

Ehi, che tono abbacchiato… È successo qualcosa?”, le chiese l’amica, fingendo di non sapere niente. Steve si irrigidì: se Leilani le raccontava cosa era accaduto – o meglio, quel che credeva fosse accaduto – Sheila lo avrebbe buttato fuori di casa senza appello. Ed anche Nahele.

Sì, ma ora non ho voglia di dirti cosa, porta pazienza…”

Dimmi dove sei, Leilani!”, la esortò Sheila, “Ti raggiungo e parliamo…”

Grazie tesoro, ma ora non ho proprio voglia di parlare”, disse Leilani, e il suo tono affranto fece stringere il cuore di Steve, “Me ne vado a zonzo per un po’, ci sentiamo dopo”, e con queste ultime parole, chiuse la comunicazione.

Sheila guardò Steve con le sopracciglia aggrottate:

Dovete aver litigato proprio di brutto”, considerò, “Non è da lei esser così avvilita da non aver voglia di sfogarsi parlando dei suoi guai.”

Hai ragione”, ammise Steve, “e la colpa è solo mia: in pratica, Leilani crede che io l’abbia tradita con Catherine, la mia ex, ma non è così. Sheila, te lo giuro: piuttosto di fare del male a Leilani, mi ucciderei. Ora voglio solo trovarla per spiegarle tutto.”

Sheila lanciò un’occhiata a Nahele: anche loro, una volta, avevano passato un momento così.

Va’ a casa sua”, gli consigliò il cugino, ricordando la propria esperienza, “Aspettala: prima o poi deve tornarci, a casa. E quando lo farà potrai parlarle… se te ne dà la possibilità”, ci fu un altro scambio di sguardi tra i due coniugi e Sheila accennò ad un sorriso, “Altrimenti dovrai trovare un altro modo per farti ascoltare.”

Steve parcheggiò la Camaro accanto al portone del garage di Leilani; disponendosi ad una lunga attesa, accese la radio e si sintonizzò su una stazione che trasmetteva solo musica. Dopo alcuni brani, che intese solo distrattamente, l’occhio sempre puntato sulla strada per vedere se arrivava il SUV bianco, passò un brano che Steve conosceva bene, avendo ereditato dal padre la passione per la musica celtica: era Black is the Colour, una ballata d’amore del diciottesimo secolo originaria della Scozia, patria dei suoi antenati McGarrett. Si mise ad ascoltarla con attenzione, e s’accorse che il testo esprimeva esattamente i suoi sentimenti per Leilani. Prese l’iPhone e scorse la lista delle canzoni memorizzate; come pensava, la trovò nella playlist denominata musica celtica. Ecco, pensò: l’avrebbe fatta ascoltare a Leilani, una volta chiarite le cose tra loro.

Il pomeriggio si trascinò in lunghe ore d’attesa, ma Steve non demordeva. Tentò un altro paio di volte di contattare Leilani via cellulare, non ottenendo mai risposta. Per una persona ragionevole e sempre disposta al dialogo come lei, era segno che doveva essere furibonda oltre ogni limite; o preda di una disperazione nera, pensiero che lo faceva stare ancor più male, sapendosene la causa, per quanto involontaria.

Concluse che, se Leilani vedeva la Camaro parcheggiata davanti casa, era capace di girare al largo; così si risolse di spostare l’auto in un punto in cui l’avrebbe vista arrivare, ma dal quale difficilmente sarebbe stato scorto da lei.

Finalmente, verso l’imbrunire, vide sopraggiungere il SUV bianco di Leilani; lasciò che svoltasse nel vialetto, attese qualche istante per lasciarle il tempo di posteggiare e di entrare in casa, poi si avvicinò lentamente, tenendo il motore ad un regime di giri molto basso in modo che non fosse troppo udibile. Parcheggiò in strada, non volendo apparire come un invasore entrando nella proprietà privata di Leilani – un’altra cosa a cui arrivando ore prima non aveva pensato – scese ed andò a suonare al campanello. Quando lei non rispose, Steve bussò rumorosamente:

Leilani, so che ci sei, ti ho vista arrivare”, disse a voce alta, “Se non vuoi parlarmi lo capisco. Ma almeno ascoltami, ti prego. Ti assicuro che quello che hai visto non è assolutamente quello che sembra. Permettimi di spiegarti, ma non attraverso una porta chiusa…”

Si accorse che il suo tono era diventato supplichevole e si bloccò un istante: Steve McGarrett che implorava qualcuno? Decise che non gliene fregava niente: Leilani era troppo importante perché il proprio orgoglio potesse impedirgli di aggiustare le cose tra loro.

Leilani”, riprese, “rimarrò seduto qui davanti alla soglia finché non te la sentirai di aprire. Puoi liberarti di me solo se chiami la polizia e mi denunci per stalking.”

Attese un paio di minuti, poi fece un sospiro rassegnato e si sedette sul pavimento del portico, la schiena appoggiata contro la parete a fianco della porta d’ingresso. Se fosse stato necessario, avrebbe trascorso lì la notte.

Passò una ventina di minuti, che a Steve parve un’eternità. Poi udì lo scatto della serratura e la porta s’aprì; sulla soglia comparve Leilani, che lo guardò con faccia scura.

Sei proprio ostinato, Steve McGarrett”, osservò con voce tesa, “Ho deciso di ascoltarti: entra.”

Steve balzò su come una molla e seguì Leilani nel salotto dove, mesi prima, aveva servito a lui ed agli altri invitati un delizioso aperitivo hawaiano.

Dunque, riassumendo”, lo precedette Leilani, incrociando le braccia, “Entro in casa tua, invitata da te per un romantico fine settimana insieme, e ti trovo sul divano con seduta addosso un’altra donna mentre vi baciate, non prima di averla sentita dichiarare appassionatamente il suo amore per te. Ora, cosa dovrei pensare di tutto questo?”

Il suo atteggiamento difensivo ed il suo tono, più amareggiato che adirato, strinsero il cuore di Steve. Non sopportava di vederla addolorata, tanto più a causa sua.

So cosa possa esserti sembrato”, cominciò, “ma non è così che stanno le cose”, fece un respiro per prendere un attimo di tempo e riordinare le idee, “Ho sentito suonare il campanello. Mi è parso strano, dato che non stavo aspettando nessuno tranne te e tu hai le chiavi, ma ho pensato che potevi essertele dimenticate e sono andato ad aprire senza sospettare niente. Ma invece di te, sulla porta ho trovato Catherine, la mia ex. Sono rimasto talmente di stucco che non sapevo cosa dire. Lei mi ha chiesto se poteva entrare, e siccome non sono un cavernicolo le ho detto di sì. Siamo andati in soggiorno, e finalmente sono riuscito a domandarle che cosa voleva. Lei mi ha semplicemente detto ho sbagliato a scaricarti, scusami e mi è saltata in braccio. Io ho perso l’equilibrio e sono piombato a sedere sul divano – e meno male che avevo quello, dietro, altrimenti finivo a terra di schianto. Poi lei mi ha detto ti amo e mi ha baciato. Ho cercato di liberarmi senza farle male – ti assicuro che mi si era avvinghiata addosso come una piovra – e tu sei arrivata proprio in quel momento. Quando ti ho sentita, non ho più badato a farle male o no, me la sono scrollata di dosso e ti sono corso dietro per cercare di spiegarti…”

Leilani ripensò alla scena che le si era parata davanti, ponendo piede nel soggiorno di Steve. Il cuore le batteva a colpi sordi nel petto: come innamorata, la sua gelosia le faceva rifiutare a priori la spiegazione di Steve, ma come poliziotta – per quanto virtuale – si rendeva conto che era plausibile. E Steve era effettivamente balzato in piedi mollando Catherine per terra senza tante cerimonie. Pensò che la donna doveva aver ricevuto una bella botta sul culo. Ben le stava, così imparava ad andare a insidiare gli uomini delle altre! Le venne un’inaspettata quanto inopportuna voglia di ridere, ma forse era solo un po’ di isterismo. Si morse un labbro per controllarsi.

E Catherine?”, indagò, “Che ha detto?”

C’è rimasta male”, rispose Steve, “ma le ho esposto la situazione in modo molto energico: ha capito che io ora amo te e te soltanto, e ha accettato di farsi da parte. Anzi, mi ha augurato ogni bene.”

Leilani attese che le nuove informazioni le entrassero bene in mente; adagio, sciolse le braccia strettamente intrecciate e si strinse le mani.

Generoso da parte sua”, mormorò, provando compassione per la rivale, “Probabilmente io non sarei riuscita a dire una cosa simile.”

Intravedendo una barlume di speranza, Steve le prese le mani tra le proprie.

Leilani, devi credermi… Non c’è stato assolutamente niente tra me e Catherine, oggi. Mi ha solo colto di sorpresa, talmente tanto da spiazzarmi: non sapevo più cosa fare, cosa pensare… Non intendo negare la sincerità del sentimento che ho provato per lei, ma è finita mesi fa. Ci ho messo un po’ a rassegnarmi, ma poi sei arrivata tu e tutto è cambiato…”, l’attirò verso di sé, ma la sentì ancora rigida e rinunciò ad abbracciarla, tanto meno a baciarla, “Oggi mentre ti aspettavo ho sentito una vecchia canzone scozzese che esprime alla perfezione quello che sento per te, Lani: vorrei che l’ascoltassi anche tu.”

Leilani notò che l’aveva chiamata col nome che le riservava soltanto nell’intimità e che significava paradiso, e sentì le farfalle nello stomaco. Maledizione, non era una quindicenne alla prima cotta! Eppure era proprio così che Steve la faceva sentire…

Steve si tolse di tasca l’iPhone, a cui collegò la cuffietta col filo, poi le porse uno degli auricolari, tenendo l’altro per sé. Cercò la ballata nella playlist e diede l’avvio.

Sulle note introduttive, Steve tornò a prenderle le mani nelle sue e se le posò sul cuore, poi si chinò in avanti; dal momento che non sapeva cantare, essendo stonato come una campana, si limitò a mormorare le parole all’orecchio libero di Leilani:


Black is the colour of my true love`s hair Her lips are like a rose so fair She`s got the sweetest face

And the gentlest hands   

I love the ground whereon she stands  

Nero è il colore dei capelli del mio vero amore Le sue labbra sono come una rosa leggiadra Ha il viso più dolce

E le mani più gentili

Bacio il terreno su cui cammina. (*)

Bacio il terreno su cui cammina… Quelle parole colpirono Leilani nel profondo. In vita sua, mai nessuno gliele aveva rivolte.

I love my love and well she knows Her lips are like a rose so fair I love the ground whereon she goes

And how I whish the day will come 

When she and I can be as one  

Amo il mio amore e lei lo sa bene Bacio il terreno su cui cammina E quanto desidero che venga il giorno

E le mani più gentili

In cui lei ed io saremo una cosa sola 

Leilani si sentì percorrere la schiena dai brividi: se Steve intendeva quelle parole alla lettera, le stava dicendo che stava pensando al matrimonio. No, impossibile, si disse, lui non è il tipo da matrimonio! E nemmeno io, non molto almeno…


Black is the colour of my true love`s hair Her lips are like a rose so fair She`s got the sweetest face

And the gentlest hands   

I love the ground whereon she stands  

Nero è il colore dei capelli del mio vero amore Le sue labbra sono come una rosa leggiadra Ha il viso più dolce

E le mani più gentili

Bacio il terreno su cui cammina.

Su cui cammina… Su cui cammina…

Di nuovo, le ultime parole della strofa, amplificate dall’eco, la commossero profondamente, tanto che le venne un groppo in gola.


I go to the Clyde and mourn and weep Her lips are like a rose so fair But satisfied I never can sleep

I’ll write her a letter,   

Just a few short lines  
And suffer death ten thousand times  

Vado al Clyde e mi dispero e piango Ma soddisfatto non posso mai dormire Le scriverò una lettera,

Solo alcune brevi righe

E soffrirò la morte diecimila volte.

Stavolta le lacrime debordarono dagli angoli degli occhi di Leilani. Il tono di Steve era intenso e zeppo d’emozione, e non si sarebbe stupita di vedere lacrime anche nei suoi occhi.


Black is the colour of my true love`s hair Her lips are like a rose so fair She`s got the sweetest face

And the gentlest hands   

I love the ground whereon she stands  
I love the ground whereon she stands  
I love the ground… 

Nero è il colore dei capelli del mio vero amore Le sue labbra sono come una rosa leggiadra Ha il viso più dolce

E le mani più gentili

Bacio il terreno su cui cammina.

Bacio il terreno su cui cammina.

Bacio il terreno…

(*) La traduzione testuale sarebbe : “Amo il terreno su cui lei sta”,  ma in italiano ha poco senso, per cui ho preferito una traduzione meno letterale ma che rispetti il significato della frase.

—— Continua… —

NB.Per i contenuti della fanfiction si consiglia la lettura ad un pubblico esclusivamente adulto (NC-17).Disclaimer: Si ricorda che tutti i personaggi della serie “Hawaii Five-0” ed i suoi personaggi sono esclusiva proprietà della CBS; sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro, né si intende infrangere alcun diritto di copyright. “E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.