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“I fiori del Paradiso” – parte 2 – Capitolo XII: Attacco informatico alla Five-0

Continua la nostra FanFiction che tanto appassiona le nostre fan!

Finalmente la seconda parte…ancora grazie a  LadyAngel  per averla condivisa con noi!

Buona lettura!

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“I fiori del Paradiso” – parte 2 – Capitolo XII: Attacco informatico alla Five-0

Trascorsero tre settimane, durante le quali la squadra speciale Five-0 di occupò di un paio di casi, di cui uno particolarmente scottante riguardante lo smaltimento abusivo di scorie radioattive provenienti da un Paese asiatico in cui era coinvolto un membro dello staff della governatrice Jameson, ed i cui ricavati servivano a finanziare il terrorismo internazionale.
Avevano teso una trappola ed erano così riusciti ad arrestare tutti, ma il capo dell’organizzazione criminale era riuscito a fuggire su un fuoristrada e si era diretto verso il Ko’olau, la catena montuosa nella parte orientale di Oahu; Steve era balzato in sella ad una delle moto enduro dei malviventi, e Danny era salito dietro. Dopo un inseguimento mozzafiato lungo sentieri da capre, erano riusciti a raggiungere il fuggitivo, ma una manovra errata gli aveva fatto perdere il controllo del veicolo, che era precipitato in un burrone. Lo schianto era stato spaventoso, ed ora Danny e Steve stavano guardando i resti in fiamme del fuoristrada.
“Dea, nessun movimento laggiù?”, Steve interrogò Leilani via auricolare.
Nel centro operativo, o plancia dell’Enterprise come oramai lo chiamavano abitualmente, la maga dei computer toccò un tasto e fece zumare al massimo la telecamera del satellite a cui era collegata. L’immagine si sgranò a causa dell’eccessivo ingrandimento, ma toccando un altro tasto Leilani attivò un programma di correzione e la fece tornare ad un livello di definizione ottimale. Poi inserì un rilevatore di movimento e, dopo un’attenta osservazione, rispose:
“Negativo, Steve: quello è morto, al cento percento.”
“Maledizione!”, imprecò il capo della Five-0, “Era l’unico a sapere chi fosse il complice all’interno della cerchia della Jameson… Ora come faremo a scoprirlo?”
Quella era una domanda che non aveva risposta, così sia Danny che Leilani non sprecarono un fiato, né Steve li sollecitò. Qualche istante dopo, tornò a premere il pulsante sull’auricolare per dare istruzioni a Leilani:
“Dea, passa alla polizia le coordinate satellitari del punto dov’è caduto perché organizzino il recupero. Noi rientriamo.”
“Ricevuto, Steve.”
Steve andò a prendere la moto su cui erano arrivati, che aveva lasciato cadere a terra, e la tirò su, poi diede di pedale per avviarla. Attese che il collega salisse in sella dietro di lui, poi si avviò lungo la strada sterrata che portava alla cittadina di Mililani. Dopo pochi chilometri, il motore cominciò a borbottare e qualche istante più tardi si spense. Come la maggior parte delle moto, anche quel modello non era dotato dell’indicatore per il carburante, così non ci si accorgeva quando la benzina stava per finire; Steve si fermò e cercò la levetta che permetteva di passare in riserva, ma scoprì con irritazione che era già in posizione, il che significava che l’idiota che aveva fatto il pieno l’ultima volta si era dimenticato di ricollocarla correttamente.
“Merda!”, inveì, dando una sberla al serbatoio vuoto, poi parlò nell’auricolare, “Dea, siamo a secco.”
Dall’altra parte ci fu un attimo di silenzio.
“Che cosa?!”
Il tono trasecolato di Leilani gli fece venire un inaspettato attacco d’ilarità; probabilmente c’entrava anche il calo di tensione dopo la fine del frenetico inseguimento, fatto sta che Steve scoppiò a ridere così forte da farsi venire le lacrime agli occhi. Danny, che frattanto era sceso dalla moto, lo guardò come se fosse improvvisamente impazzito, il che lo fece ridere ancor di più.
“Abbiamo finito la benzina”, gli spiegò boccheggiando, tra uno scoppio di risa e l’altro. Danny allargò le braccia:
“Capito, ma che hai da ridere tanto?”
Steve s’immaginò Leilani che lo guardava come lo stava guardando Danny, e fu scosso da un altro scroscio di risa.
“Ah… scusate”, disse infine, riprendendo fiato e rivolgendosi sia al collega che a Leilani, “Reazione nervosa all’eccesso di stress, ogni tanto mi capita…Dicevo, abbiamo finito la benzina. Per favore, Dea, mandaci un taxi.”
“Negativo, vengo a prendervi io”, disse invece Leilani, “Tanto, per oggi qui ho finito.”
“Va bene. Tempo stimato di arrivo?”
Leilani controllò la loro posizione col GPS.
“Quaranta minuti.”
“Ricevuto. Ah, sarà meglio che tu dica alla polizia che c’è anche una moto da recuperare…”

Quarantadue minuti dopo – i due minuti in più erano serviti a Leilani per dare le debite istruzioni alla polizia per il recupero della moto – sentirono sopraggiungere il suo SUV. Leilani abbassò il finestrino e guardò sorridendo i due uomini, seduti sul ciglio della strada.
“Ehi ragazzi, vi serve uno strappo in paese?”, domandò, strizzando loro un occhio.
“Ci farebbe comodo, sì”, rispose Steve sullo stesso tono scherzoso, alzandosi e dando una mano a Danny a fare altrettanto, “Siamo appiedati.”
Salirono in macchina, Steve sul sedile del passeggero e Danny dietro. Era ormai l’imbrunire; mentre la notte tropicale calava rapidamente, Leilani accese i potenti fari aggiuntivi del suo SUV e, fatta abilmente manovra di inversione, cominciò a scendere la ripida strada sterrata, affrontando i tornanti con la sicurezza di una conducente esperta.
“Sei un’ottima guidatrice”, si complimentò Danny, “Molto meglio di Steve.”
“Questa l’aggiungo alla lista”, minacciò l’altro, fingendosi offeso.
“Cosa vorresti dire?”, indagò Leilani, lanciando a Steve un’occhiata incuriosita.
“Che ormai l’elenco delle lamentele di Danno riguardo alle mie capacità di pilota è diventato lungo come la famosa Route 66…”
“Ancora questa storia del Danno”, protestò Danny, che mal sopportava che Steve si avvalesse del nome con cui sua figlia Grace lo chiamava quando aveva tre anni, e con cui qualche volta lo apostrofava ancora adesso, “Un giorno o l’altro ti affibbierò un soprannome così antipatico che correrai a nasconderti ogni volta che lo userò.”
“Lo so che mi ami”, rise Steve, per niente preoccupato. Leilani scosse la testa sorridendo: quei due a volte le parevano proprio dei bambini, fratelli che godevano a farsi i dispetti ma che si volevano un bene dell’anima. Guai se qualcun altro si fosse permesso di prendere in giro uno dei due, avrebbe dovuto fare i conti con l’altro…
Attraversarono Mililani e poi Pearl City, diretti verso Hononulu, dove avrebbero recuperato l’automobile di Steve, che si trovava ancora sul luogo della trappola, e quella di Danny, parcheggiata invece davanti all’ufficio. Ormai mancavano poco meno di dieci minuti all’arrivo allo Iolani Palace quando il cellulare di Leilani trillò e lei premette il pulsante del bluetooth che portava all’orecchio.
“Pronto?”
Steve la vide aggrottare la fronte.
“Direttiva Omega, ripeto, direttiva Omega”, la sentirono scandire con una voce stranamente monocorde, “Steve, il lampeggiante!”
Il capo della Five-0 non perse tempo a chiedere spiegazioni e si affrettò a prendere la luce lampeggiante con la base magnetica dal suo posto sul cruscotto, abbassò il finestrino e la collocò sulla capote, mentre Leilani faceva scattare la leva che metteva in funzione la sirena: quando era entrata a far parte della squadra, anche la sua auto, come quelle dei colleghi, era stata dotata di quei dispositivi, ma non aveva previsto che li avrebbe utilizzati. Pronostico errato, a quanto pareva.
“Tenetevi”, disse, e con quell’unico preavviso di colpo schiacciò a fondo il pedale dell’acceleratore, sbattendo entrambi i passeggeri contro gli schienali.
“Ehi, ma che succede?”, volle sapere Danny dal sedile posteriore.
“Qualcuno sta tentando di violare il nostro sistema informatico”, spiegò Leilani, mentre prendeva una curva a piena velocità; il SUV derapò leggermente, ma con un’abile controsterzata la donna riprese il controllo del veicolo, “e ha fatto scattare l’allarme anti-intrusione. Ho dato l’avvio alla procedura di messa in sicurezza automatica, ma è meglio che io sia presente per contrastare l’hacker personalmente.”
Il SUV sfrecciò nel traffico, fortunatamente piuttosto scarso, a velocità molto elevata; le cinture di sicurezza vennero più volte sollecitate mentre Leilani zigzagava tra le auto che si affrettavano a scansarsi quando sentivano la sirena. Un guidatore distratto si immise sulla highway proprio di fianco al SUV, a momenti prendendone in pieno la fiancata; Danny, che era seduto proprio da quel lato, cacciò uno strillo, ma Leilani sterzò bruscamente a sinistra, evitando di misura lo schianto con l’altra auto, che frenò violentemente e sbandò a destra. Di certo il conducente s’era preso uno spavento coi fiocchi, e sicuramente per il resto della sua vita non si sarebbe più immesso su di un’autostrada senza guardare bene i veicoli che sopraggiungevano…
A sirene spiegate, il SUV si precipitò lungo la rampa d’uscita ed entrò nel cuore della città, nei pressi della South King Street, che percorse a rotta di collo in direzione dello Iolani Palace. Come vi giunsero davanti, Leilani frenò violentemente facendo entrare in azione l’ABS e il SUV si fermò sbandando; mentre la sirena si spegneva automaticamente, ma non così il lampeggiante, i tre balzarono tutti dal veicolo e si precipitarono all’interno del palazzo, anche se in realtà sarebbe bastata Leilani. L’esperta di informatica piombò nel proprio ufficio come una furia, fiondandosi al proprio posto; un’occhiata al monitor le fu sufficiente per capire che il dispositivo di sicurezza da lei ideato stava tenendo, ma l’hacker stava cercando in tutti i modi di superarlo ed era solo questione di tempo prima che ci riuscisse, senza l’intervento diretto di Leilani. La donna si mise subito all’opera, cominciando a rispondere colpo su colpo a suon di tastiera.
“Sei in grado di vedere da dove viene l’attacco?”, domandò Steve, preoccupato.
“Il tempo di trovare l’indirizzo IP”, rispose concisamente Leilani, “Sei bravo”, ringhiò poi a denti stretti, rivolta all’hacker, “ma non è ancora nato quello che la farà alla sottoscritta!”
Le sue dita volavano, battendo furiosamente sui tasti.
“Su su, bello, continua così che te la faccio vedere io…”, mormorò con un tono capace di far rizzare i capelli in testa al più duro dei Navy SEAL, “Beccato! È all’interno del Palazzo del Governatorato… l’ufficio di Paul Carver!”
Carver era l’assistente della Governatrice, la persona che, sul lavoro, le era più vicina. Se era coinvolto nel traffico dello smaltimento abusivo di scorie radioattive, era nella posizione ideale.
Il Palazzo del Governatorato era proprio dietro allo Iolani Palace, raggiungibile a piedi attraverso i rispettivi giardini lungo un breve viale. Danny e Steve si scambiarono soltanto un’occhiata; l’ex Navy SEAL tirò fuori la pistola e mise il colpo in canna.
“Tu tienilo occupato”, disse, rivolto a Leilani, “Noi andiamo a prenderlo.”
Leilani fece cenno di sì, mentre continuava a battagliare contro l’hacker a suon di colpi di tastiera.
Nella hall del Palazzo del Governatorato, le guardie della sicurezza del turno di notte riconobbero i due della Five-0 ed offrirono prontamente assistenza. Steve fece loro cenno di seguirli, così furono in sei a presidiare le due porte dell’ufficio di Carver.
“Steve”, chiamò Leilani dalla plancia dell’Enterprise, “Ci sono due persone, dentro l’ufficio di Carver.”
Pur occupata a combattere i tentativi d’intrusione dell’hacker, era riuscita a collegarsi al satellite ed a vedere attraverso gli infrarossi le tracce di calore nella stanza.
“Ricevuto, Dea”, mormorò Steve nell’auricolare, indicando a Danny con le dita prima dentro e poi due.
Danny annuì; tentò la maniglia e, come prevedibile, trovò la porta chiusa a chiave. Studiò la serratura solo per un attimo, abbastanza da rendersi conto che non era un gran che – del resto non si trattava di una porta d’ingresso bensì di una semplice porta interna – e poi sferrò un poderoso calcio che spalancò l’uscio; Steve si fiondò dentro con la Beretta spianata, prontamente seguito da Danny e da due dei quattro agenti della sicurezza.
“Allontanati subito di lì!”, urlò Steve, puntando il mirino laser dritto in mezzo alla fronte dello sconosciuto seduto alla scrivania di Carver. Il tizio sollevò all’istante le mani in segno di resa e spinse indietro la sedia munita di ruote, in modo da render indubbio il fatto che non avrebbe continuato a lavorare di tastiera.
Due passi verso sinistra rivelarono a Danny un uomo basso e calvo, seduto a terra imbavagliato e con mani e piedi legati: era Paul Carver, che lo fissava terrorizzato.
Venne fuori che avevano rapito la moglie di Carver per costringerlo a coprire i movimenti dei trafficanti usando le sue conoscenze; interrogato da Steve senza molto riguardo, l’hacker cantò subito, rivelando il luogo in cui era detenuta la donna. A tempo di record, fu organizzata una task force, capitanata da Steve e Danny ed a cui si unirono Kono e Chin, tra la Five-0, la SWAT e l’FBI – essendo il rapimento un reato federale – che la liberò senza colpo ferire: morto il capo dell’organizzazione, l’unico scagnozzo ancora libero, che era stato incaricato di sorvegliare la signora Carver, si arrese senza opporre resistenza.
Era ormai quasi mezzanotte quando i quattro agenti operativi della Five-0 rientrarono in ufficio dopo che l’azione era stata portata a termine.
“Che giornata, ragazzi!”, commentò Danny, entrando. Leilani venne loro incontro, come aveva preso a fare fin dalla prima missione, e li scrutò tutti con attenzione, ovviamente in particolare Steve.
“State tutti bene”, affermò con un sorriso di sollievo. Da quando lei e Steve stavano insieme, la preoccupazione per l’incolumità dell’uomo che amava si faceva sentire, ma non tanto da impedirle di rimanere lucida e di svolgere al meglio il suo lavoro. In caso contrario, si sarebbe fatta trasferire subito, anche se le sarebbe spiaciuto moltissimo: non c’era da scherzare, con la sicurezza degli agenti a lei affidati. E lei prendeva le sue responsabilità molto sul serio.
“Sì, stiamo tutti bene”, confermò Steve, contraccambiando rapidamente il sorriso, poi diede un’occhiata all’orologio, “Ragazzi, è tardi, che ne dite di rimandare a domani la stesura dei rapporti?”
“Grazie, capo”, accettò subito Chin, “è stata una giornata davvero lunga e stressante.”
“Senti chi parla!”, lo rimbeccò Danny, “Non sei stato tu a dover inseguire quel malvivente in moto per mezza isola – una moto, bada bene, guidata da Steve – poi rimanere senza benzina nel bel mezzo del nulla, poi venir quasi investito da una macchina mentre ti stanno scarrozzando a rotta di collo per la highway più trafficata di Oahu, poi far irruzione nel Palazzo del Governatorato, poi liberare degli ostaggi…”, si interruppe perché gli altri si stavano sbellicando dalle risate, “Beh, che c’è? È la verità, no?”
“Oh povero bambino mio!”, rise Leilani, le lacrime agli occhi, “Poverello, vieni qua che ti consolo con un bacino…”
La sua uscita fece ridere ancora di più tutti quanti; quello era il miglior sistema al mondo per togliersi di torno tutta la tensione della giornata: una gran risata liberatoria. A quel punto Danny buttò le braccia in aria in un gesto di resa, ma anche lui stava ridendo.
“Però devo chiederti una cosa, Leilani”, disse poi il detective, curioso, “Dove hai imparato a guidare a quel modo? Sembravi un pilota professionista…”
“Vero!”, confermò Steve, guardandola con apprezzamento. Lei fece spallucce come a minimizzare l’importanza della faccenda, ma era lusingata:
“Beh, anche all’FBI fanno corsi di guida veloce per i loro agenti, e succede che a me piaccia molto, così ho fatto e superato tutti e cinque i livelli previsti; poi l’FBI qualche volta mi ha chiesto da fare delle gare in pista, nell’ambito di sue manifestazioni di beneficenza: ho corso a Long Beach, a Daytona e a Indianapolis…”
Le sopracciglia di Steve si inarcarono, mentre Danny rimaneva letteralmente a bocca aperta; Chin emise un fischio di meraviglia ed ammirazione, mentre Kono pensò a vantaggi pratici e chiese:
“Mi daresti qualche lezione di guida?”
“Volentieri”, rispose Leilani, “purché troviamo un posto adatto dove si possa guidare al limite senza pericolo.”
“Il circuito di allenamento della polizia di Hononulu”, suggerì subito Chin, “e se dai qualche lezione anche a me, non mi spiacerebbe, c’è sempre qualcosa da imparare.”
“Allora organizzeremo una giornata di lezioni di guida veloce”, propose Steve, “Magari così poi la smetterai di lamentarti per come guido io”, soggiunse, lanciando uno sguardo eloquente a Danny.
“Umpf, vedremo…”, sbuffò il detective, con aria scettica, poi tornò a rivolgersi a Leilani, “Ma alla fine, che cosa diavolo stava cercando di fare, quell’hacker?”
“Tentava di cancellare i file relativi al caso”, rispose la l’esperta di informatica, “e ci sarebbe pure riuscito, se non avesse trovato me…”
Nessuno considerò la sua affermazione come una mancanza di modestia: Leilani, semplicemente, in quel campo era la migliore, e ormai ne aveva dato ampia dimostrazione, prima all’FBI, poi con loro. Oggi era solo l’ultima della serie.
Steve le sorrise:
“Genio dei computer, ottima cuoca, magnifica danzatrice, brava cantante, asso del volante…”, elencò, senza nascondere minimamente la propria ammirazione, “C’è niente in cui non eccelli?”
Leilani sbatté le palpebre, sorpresa: era vero, era brava in molte cose, ma non certo in tutto. L’ammirazione di Steve la lusingava molto, ovviamente, però non riteneva di essere in alcun modo migliore di chiunque altro.
“Un mucchio di cose”, rispose sorridendo, “Ad esempio, sono una schiappa con le armi da fuoco: nelle esercitazioni obbligatorie, raggiungo sempre appena la sufficienza… Poi, non so stare in piedi su una tavola da surf”, aggiunse, guardando Kono e facendole l’occhiolino, “Ci ho provato, ma sono proprio negata. E se mi capita di vedere del sangue dal vivo – voglio dire, non tramite uno schermo – scappo a gambe levate, pertanto se mai doveste tagliarvi non venite da me a farvi curare, intesi?”
Risero di nuovo: la sincerità di Leilani era semplicemente disarmante. Ma Steve aggiunse mentalmente autoironia all’elenco delle sue virtù.

—— Continua… ——
NB.Per i contenuti della fanfiction si consiglia la lettura ad un pubblico esclusivamente adulto (NC-17). 
Disclaimer: Si ricorda che tutti i personaggi della serie “Hawaii Five-0” ed i suoi personaggi sono esclusiva proprietà della CBS; sono utilizzati senza il permesso degli autori e non a fini di lucro, né si intende infrangere alcun diritto di copyright. “E’ vietata la riproduzione anche solo parziale di questo articolo/traduzione, sia in formato cartaceo sia telematico, senza indicarne provenienza, senza chiedere l’autorizzazione agli autori o i dovuti crediti al Blog.


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