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Non dimentichiamo Per Hurbinek, figlio di Auschwitz.


Non dimentichiamo Per Hurbinek, figlio di Auschwitz .
“Hurbinek era un nulla, un figlio della morte, un figlio di Auschwitz. Dimostrava tre anni circa, nessuno sapeva nulla di lui, non sapeva parlare e non aveva nome; quel curioso nome gli era stato assegnato da noi, forse da una delle donne che aveva interpretato con quelle sillabe una delle parole articolate che il piccolo ogni tanto emetteva. Era paralizzato dalle reni in giù, e aveva le gambe atrofiche, ma i suoi occhi …saettavano terribilmente vivi, pieni di richiesta, di asserzione… Era uno sguardo selvaggio e umano a un tempo, anzi maturo e giudice, che nessuno tra noi sapeva sostenere, tanto era carico di forza e di pena.». (P. Levi)
Forse pochi sanno che l’orrore dello sterminio nazista (che sfociò nella deportazione e nella soluzione finale della questione ebraica), ebbe inizio proprio con l’eliminazione dei bambini. Nel 1933 Hitler diede inizio al progetto T4 proprio autorizzando l’eutanasia di un neonato disabile, considerato idiota, ma di fatto solamente non vedente. Da quel momento prese il via l’ondata assassina che si concretizzò con l’eliminazione di milioni di persone. Kinderkommando , Kinderbloch. Parole che indicavano gli “alloggi” dei bambini ad Auschwitz. Storie di quotidiana follia nei cambi di sterminio del Terzo Reich. Considerate utili solo per esperimenti medici di una ferocia indicibile, queste piccole vittime venivano gassati e cremati lo stesso giorno di arrivo al campo. Testimoni raccontano di camion pieni di piccoli corpi senza vita aggrovigliati in cataste alte più di 2 metri. «I bambini erano a Birkenau come uccelli di passo» (P. Levi).
Non so che cosa aggiungere, non credo che esistano parole. «Tra i morti e noi che restiamo c’è un abisso e non esiste un talento capace di penetrarlo» (E. Wiesel).
Ma è doveroso commemorare, è giusto ricordare. «Ogni uomo civile è tenuto a sapere che Auschwitz è esistito… Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario. Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia e ancora oggi ci spinge a vivere con una sensazione greve, incombente, di un male irreparabile e definitivo, presente ovunque, annidato come una cancrena nelle viscere dell’Europa e del mondo, seme di danno futuro». (P. Levi)
Nel campo femminile di Auschwitz-Birkenau nella sezione B1a, ancor oggi nella baracca in muratura numero 16, si possono vedere i disegni fatti dai bambini polacchi del campo che le mani e i cuori delle donne del blocco hanno in tutti i modi cercato di proteggere. A quelle donne e a Hurbinek oggi corre il mio pensiero; a lui «che aveva combattuto come un uomo, fino all’ultimo respiro, per conquistare l’entrata nel mondo degli uomini, da cui una potenza bestiale lo aveva bandito». ( P.Levi )
Per non dimenticare.”
Salvatore Bandinu Quartu S. Elena
(salvatore.bandinu@tin.it)

* Gwen *

 

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Una Risposta

  1. lavorasse ad Auschwitz su un metodo di sterilizzazione tale che i soggetti .. Nellagosto 1942 gli esperimenti iniziarono ad Auschwitz sotto la direzione .. lavora al Block 30 di Auschwitz-Birkenau con un sistema definitivo ..

    3 febbraio 2011 alle 07:39

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